Santena, Emergency presenta il film documentario “Domani torno a casa”

Santena – 5 dicembre 2010 – “Domani torno a casa”: questo il titolo del film documentario che i volontari del locale gruppo di Emergency – guidati dalla presidente Liliana Lisa – presentano venerdì 10 dicembre, con inizio alle ore 21, nella sala Blu dell’oratorio San Luigi, in via Vittorio Veneto, 31. La serata si aprirà con una breve introduzione alla pellicola che ha come registi Fabrizio Lazzarettti e Paolo Santolini. Si tratta di un film documentario presentato alla 65esima Mostra internazionale di Arte Cinematografica di Venezia: un viaggio tra Sudan e Afganistan, nello sguardo di due bambini. Dopo la proiezione ci sarà spazio per un breve dibattito. La serata si chiude con la presentazione de “Il mondo che vogliamo”, il documento che Emergency ha discusso durante il suo nono incontro nazionale svolto a Firenze lo scorso settembre. Venerdì 10 dicembre, in sala Blu, saranno disponibili libri, magliette e gadget di Emergency e verranno fornite informazioni sulle attività del gruppo di Santena. Di seguito, la scheda del film e il documento “Il mondo che vogliamo”.

La scheda del film

DOMANI TORNO A CASA

Un afgano di sette anni incappato in una mina e un quindicenne sudanese aggredito da una grave malattia cardiaca. Due esistenze in attesa come tante di restare narrazioni interrotte. L’ostinazione contro la guerra e la miseria può trasformare in storie e in futuro questi abbozzi incompiuti di vita. A dire come sia percorribile il passaggio dalla disperazione al domani.

DOMANI TORNO A CASA

Un documentario di Paolo Santolini e Fabrizio Lazzaretti

Italia 2008

È vittima di guerra chi viene colpito da un proiettile, una mina antiuomo, una bomba ed è vittima di guerra anche chi – a causa della guerra – vede negati i suoi diritti fondamentali, primo tra tutti l’essere curato.

I protagonisti di Domani torno a casa, Murtaza e Yagoub, vivono in due paesi molto diversi, ma sono allo stesso modo vittime della guerra.

Kabul, Afganistan.

Murtaza ha 7 anni, vive a Ghazni. Un giorno trova una mina in un campo, la porta a casa e, per giocare, ci appoggia sopra una calamita. La mina esplode e Murtaza perde la mano destra e alcune falangi della mano sinistra. Viene portato immediatamente a Kabul, al Centro chirurgico di Emergency, organizzazione umanitaria italiana, indipendente e neutrale che offre assistenza specializzata e gratuita alle vittime della guerra e della povertà.

Nel reparto pediatrico dell’ospedale, Murtaza fa amicizia con altre giovani vittime di guerra: Samalang, 13 anni, di etnia tajika, il “capo della banda”; Qayum, 10 anni, di etnia hazara, il più vivace e testardo del gruppo; Munir, 12 anni, pasthun, silenzioso e introverso; Isaq, 12 anni, una mano completamente distrutta da una mina, arrivato all’ospedale di Emergency con la sorella minore, Arifa, ferita dallo stesso ordigno.

Yassim, il giovane fisioterapista, diventa il punto di riferimento per i ragazzi della Ward C, condividendo con loro le gioie e le difficoltà del lungo percorso di riabilitazione.

Khartoum, Sudan.

Yagoub, 15 anni, vive nel campo profughi di Mayo, sorto alla periferia di Khartoum in seguito alla guerra tra il Nord e il Sud del paese. È un ragazzo curioso e intelligente, ma da oltre un anno non va a scuola a causa di una grave malattia cardiaca, sviluppata in seguito a una febbre reumatica. Dovrebbe sottoporsi a un intervento cardiochirurgico, ma i 5.000 dollari richiesti dall’ospedale locale per l’intervento sono una somma irraggiungibile per una famiglia di profughi. Mentre Yagoub subisce una malattia che assomiglia a una sentenza di morte, Emergency sta costruendo a Khartoum il Centro Salam di cardiochirurgia. Yagoub è uno dei primi pazienti a essere operato al Centro Salam, dove incontra Sunia, anche lei 15 anni, anche lei con una grave malformazione cardiaca.

DOMANI TORNO A CASA – Contributo dei registi

Raccontare senza pietismi e luoghi comuni l’attività di Emergency: questo è stato l’obiettivo a cui ci siamo ispirati nell’ideare questo film. E la sua realizzazione ci ha coinvolti per oltre due anni tra riprese, montaggio e finalizzazione: due anni vissuti intensamente tra Khartoum e Kabul, tra il nuovo centro cardiochirurgico sudanese e il centro chirurgico della capitale afgana.

Una esperienza lavorativa che ci ha profondamente impegnati anche sotto l’aspetto umano, poiché abbiamo condiviso tra mille difficoltà e imprevisti vita e lavoro dell’organizzazione Emergency.

La volontà di realizzare il film secondo i canoni del cinema della realtà ha reso ancora più problematiche e complesse le scelte delle nostre riprese, ma ci ha permesso di riportare fedelmente una porzione di vita di due piccoli pazienti, Yacoub e Murtazà, così lontani eppure così vicini. E allo stesso tempo di sottolineare l’incessante ordinario lavoro che Emergency svolge per

offrire un’assistenza medica di livello eccellente in paesi dove ancora il diritto alla salute rimane un miraggio.

Anche noi siamo tornati a casa e conserviamo il ricordo indelebile dei mesi passati a stretto contatto con questi bambini, le loro famiglie e l’intero staff di Emergency. In particolare siamo grati a Yacoub e Mortazà: senza nulla inventare, solo seguendo le loro vicende ci è stato possibile renderli protagonisti di questo film.

Fabrizio Lazzaretti
Paolo Santolini

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Documento

EMERGENCY è una libera associazione di persone impegnate nella cura delle vittime della guerra e della povertà e nella promozione di una cultura di pace.

Questo impegno nasce da una frequentazione quotidiana della sofferenza e dalla condivisione di un’idea: che esiste un’unica e sola umanità.

Il lavoro di EMERGENCY – che in 16 anni ha curato oltre 4 milioni di persone – è una pratica di rapporti umani giusti e solidali, ispirati ai principi di eguaglianza, di qualità delle cure, di gratuità per tutti i feriti e gli ammalati.

Il mondo che vogliamo

Crediamo nella eguaglianza di tutti gli esseri umani a prescindere dalle opinioni, dal sesso, dalla razza, dalla appartenenza etnica, politica, religiosa, dalla loro condizione sociale ed economica.

Ripudiamo la violenza, il terrorismo e la guerra come strumenti per risolvere le contese tra gli uomini, i popoli e gli stati. Vogliamo un mondo basato sulla giustizia sociale, sulla solidarietà, sul rispetto reciproco, sul dialogo, su un’equa distribuzione delle risorse.

Vogliamo un mondo in cui i governi garantiscano l’eguaglianza di base di tutti i membri della società, il diritto a cure mediche di elevata qualità e gratuite, il diritto a una istruzione pubblica che sviluppi la persona umana e ne arricchisca le conoscenze, il diritto a una libera informazione.

Nel nostro Paese assistiamo invece, da molti anni, alla progressiva e sistematica demolizione di ogni principio di convivenza civile. Una gravissima deriva di barbarie è davanti ai nostri occhi.

In nome delle “alleanze internazionali”, la classe politica italiana ha scelto la guerra e l’aggressione di altri Paesi.

In nome della “libertà”, la classe politica italiana ha scelto la guerra contro i propri cittadini costruendo un sistema di privilegi, basato sull’esclusione e sulla discriminazione, un sistema di arrogante prevaricazione, di ordinaria corruzione.

In nome della “sicurezza”, la classe politica italiana ha scelto la guerra contro chi è venuto in Italia per sopravvivere, incitando all’odio e al razzismo.

È questa una democrazia? Solo perché include tecniche elettorali di rappresentatività?

Basta che in un Paese si voti perché lo si possa definire “democratico”?

Noi consideriamo democratico un sistema politico che lavori per il bene comune privilegiando nel proprio agire i bisogni dei meno abbienti e dei gruppi sociali più deboli, per migliorarne le condizioni di vita, perché si possa essere una società di cittadini.

È questo il mondo che vogliamo. Per noi, per tutti noi. Un mondo di eguaglianza.

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info

Emergency – Gruppo di Santena
Liliana Lisa 349-5873401

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