Santena, La Stampa: “Condannato a nove mesi il maresciallo strozzino”

Santena – 2 agosto 2011 – “Condannato a nove mesi il maresciallo strozzino”: questo il titolo della notizia, pubblicata a pagina 59 del quotidiano torinese La Stampa. Di seguito, il testo dell’articolo.

Santena

Condannato a nove mesi il maresciallo strozzino

Da vittima a strozzino. La Corte d’Appello di Torino ha condannato a nove mesi e dieci giorni di carcere Giuseppe Pasquariello, ex maresciallo dell’Arma oggi in pensione. Le accuse: usura, favoreggiamento personale e omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale.

Il provvedimento risale ad alcune settimane fa, ma a Santena la notizia si è diffusa soltanto negli ultimi giorni. Dopo una prima reclusione presso il carcere di Alba, a Pasquariello sono stati concessi gli arresti domiciliari.

Fino al ’99 era lui al comando della stazione dei carabinieri di Santena. Erano gli anni della «ricostruzione», il paese provava a rialzare la testa dopo la terribile alluvione del 1994, che alla città era costata un morto e danni per miliardi di lire. Anni in cui si era imposta la figura di Vincenzo D’Alcalà, 54 anni, l’imprenditore strozzino arrestato insieme all’ex sottufficiale nel 2002 e condannato a sette anni di carcere, più altri tre da scontare in una colonia agricola.

Per Pasquariello la pena era stata più lieve, due anni e dieci mesi poi sospesi in attesa della sentenza in appello. I suoi rapporti con «Don Vincenzo» erano iniziati con il sopraggiungere delle prime difficoltà economiche, legate all’infelice gestione di un ristorante di proprietà della moglie. Da qui la decisione di prendere parte all’organizzazione, che praticava interessi da capogiro, fino a sfiorare il 200 per cento. Somme che dovevano servire per ricomprare una casa, o rilanciare il negozio andato distrutto, ma che in breve tempo si trasformavano in un incubo, fatto di rate, botte e minacce.

Come i 30 milioni, diventati 300 nel giro di pochi anni, prestati alla famiglia Mannarino. Il capofamiglia, Carmine, è stato l’unico che nel 2000 ha avuto il coraggio di denunciare i fatti. La sua testimonianza, e quella dei familiari, è riuscita ad abbattere – anche se per poco – quel muro di omertà che ancora oggi rende impossibile ragionare di usura a Santena.

[F. GEN.]

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