Santena, 2 giugno 2017, festa della Repubblica. L’intervento del sindaco Ugo Baldi

Santena – 3 giugno 2017 – Ieri la città ha celebrato il 2 giugno, Festa della Repubblica. Di seguito l’intervento del sindaco Ugo Baldi.

Ieri mattina, in piazza della Repubblica italiana il sindaco Ugo Baldi, davanti alle autorità civili, militari, associazioni e cittadini, è intervenuto così: «Cari concittadini, oggi 2 giugno 2017 sono trascorsi 71 anni da quel giorno in cui le italiane e gli italiani furono chiamati alle urne per decidere quale forma di sovranità intendessero darsi. Molti dei nostri genitori, a quel tempo bambini o ragazzi, ricordano quella giornata come il primo momento di scelta libera della nostra giovane nazione. Per la prima volta, senza armi, senza fucili o manganelli, il popolo italiano, pacificamente, poteva autodeterminarsi. Con la semplice espressione di un voto, con un semplice, elementare, segno sopra una scheda elettorale ogni singolo cittadino sentì che poteva delegare a se stesso la sovranità dello Stato. E decise di delegare a nessun altro al di fuori di se stesso! Scegliendo la Repubblica, sia pure di poco, il popolo italiano decise non soltanto di quale forma di governo intendesse dotare lo Stato, ma decise di cancellare definitivamente in un colpo solo, secoli di caste nobiliari, rendendo completamente trasparente quel poco di sangue blu che era rimasto in circolazione».

Il discorso del sindaco è arrivato al termine della sfilata che ha visto i presenti partire dalla sede dell’associazione nazionale carabinieri in vicolo San Lorenzo e arrivare in piazza della Costituzione Italiana. Ad aprire la sfilata la banda musicale Canonico serra guidata dal M° Maurizio Cadera. A seguire una grande tricolore, sostenuto da sei componenti le associazioni cittadine. Subito dietro le autorità civili, militari e religiose. Ancora dietro i gagliardetti delle associazioni cittadine. A chiudere i cittadini.

Il sindaco Ugo Baldi, dopo un brano proposto dalla filarmonica cittadina, ha proseguito così: «Le donne, innanzi tutto, furono le principali artefici di questo epocale cambiamento. Loro per prime avevano colto la sensazione che quello era il momento giusto per una nuova forma di Stato. Si ricostruiva sulle macerie fumanti di una guerra che aveva distrutto non solo le case, le fabbriche e le Chiese, ma l’idea stessa di poter essere ancora una Nazione sovrana.  Eppure, poco meno della metà degli italiani espresse il desiderio di continuare a delegare ad una famiglia reale il proprio destino. Poteva essere l’inizio di una nuova guerra civile, anzi, qualcuno tentò di fomentarla. Invece, il popolo italiano dimostrò per la prima volta di essere un popolo maturo per scelte democratiche e, piano piano, gradualmente, anche quella metà se ne fece una ragione ed accettò il verdetto frutto di una scelta libera della maggioranza dei cittadini».

Ugo Baldi ha aggiunto: «Questo fu la Repubblica nel momento della sua nascita. L’espressione di una consapevole maturità del popolo italiano. Ma oggi, a distanza di 71 anni, possediamo ancora questa maturità? Oggi, quant’è nei cittadini il livello del senso dello Stato? In quanti prevale il senso del “noi”, anziché il senso dell’”io”? Marco Tullio Cicerone scriveva oltre duemila anni fa «La res publica è cosa del popolo; e il popolo non è un qualsiasi aggregato di gente, ma un insieme di persone associatosi intorno alla condivisione del diritto e dei doveri». Per quanti la “res publica”  è un valore da difendere al di sopra dei propri interessi personali? Io credo per molti, per la maggioranza degli italiani, i valori espressi nella Costituzione repubblicana, sono principi tuttora imprescindibili, sebbene la credibilità delle Istituzioni abbia subito un crollo diffuso negli ultimi anni, causato oltreché dalla forte crisi economica, anche dalla scarsa levatura politica dei rappresentanti che noi stessi abbiamo eletto, in particolare a livello nazionale ma non solo. Sono le storture di questa fase repubblicana. Arrovellarsi, scontrarsi, dividersi ed unirsi, su una nuova legge elettorale, sena curarsi più di tanto della formazione e della preparazione delle persone che potrebbero essere un giorno chiamate a guidare la Nazione».

Il primo cittadino ha continuato: «Mi capita sovente di riflettere su questo fatto: attualmente, per poter accedere a qualsiasi lavoro regolare (anche il più umile) è necessario aver frequentato almeno un corso di formazione, occorre insomma essere qualificati. Ebbene, invece, per poter svolgere il più nobile ed impegnativo dei lavori, quello di governare uno Stato, non viene neppure richiesto un certificato di sana e robusta costituzione. Vi può accedere chiunque. Senza la minima formazione e senza avere la più pallida idea di come funziona un Ente pubblico. Sono le storture di questa fase repubblicana.  Ma, in ogni caso, la Repubblica è stata una conquista del popolo e deve continuare ad essere valorizzata e difesa. Soprattutto nei  momenti più bui e difficili. Soprattutto quando sembra che l’egoismo personale prevalga sugli interessi generali sul bene comune. Quando lo Stato sembra vacillare deve entrare in gioco un meccanismo di autotutela dei cittadini intelligenti. E’ proprio in questi momenti che i cittadini non devono allontanarsi dalle istituzioni. Anzi. Devono stringersi intorno ad esse e dimostrare il senso di appartenenza allo Stato. In un solo semplice modo: partecipando attivamente alla vita della comunità di cui si è parte. In modo critico ma costruttivo, prendendosi cura dei beni comuni, consapevoli che il proprio “ben essere” e direttamente proporzionale al “ben essere” degli altri. E che gli altri, effettivamente, siamo noi. La Repubblica siamo noi. O, come diceva Giovanni Falcone: lo Stato siamo noi. Difendiamolo con le unghie e con i denti, prima che l’indifferenza, il menefreghismo e l’egoismo ce lo portino via. Continuiamo, insomma, ad autodeterminarci con intelligenza ed in libertà. Due requisiti fondamentali di una Repubblica democratica in cui riconoscersi ancora oggi».

Il sindaco Ugo Baldi ha chiuso così il suo intervento: «Un saluto ed un ringraziamento vanno a tutti i cittadini presenti,  ai ragazzi vincitori del concorso per il manifesto del 2 giugno, ai rappresentanti delle Forze Armate presenti – Carabinieri, Bersaglieri, Alpini –, alla Polizia Locale, alla Protezione Civile, in tutte le sue espressioni presenti oggi-Cri, Vigili volontari del fuoco e Gres, a tutte le Associazioni presenti ed alla Banda musicale Canonico Serra e, infine, alla Giunta municipale ed ai Consiglieri comunali presenti. Viva l’Italia, viva la Repubblica! Viva la nostra Santena!».

Audio integrale dell’intervento del sindaco:

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