Santena, “Sveglia Piemonte”. E’ l’appello di Aldo Cazzullo alla cerimonia di commemorazione del 158° anniversario della morte di Cavour

SANTENA – 15 giugno 2019 –  “Sveglia Piemonte”. Questo l’appello del giornalista Aldo Cazzullo alla cerimonia di commemorazione del 158° anniversario della morte di Camillo Cavour. E’ successo il 6 giugno scorso, nel complesso cavouriano di Santena.

La cerimonia, unica  a livello nazionale, è stata organizzata dall’Associazione Amici della Fondazione Camillo Cavour di Santena, dalla Fondazione Camillo Cavour, in collaborazione con la Città di Santena e la Pro loco. Il 6 giugno scorso, dopo la deposizione della corona d’alloro sulla tomba di Camillo Cavour si è svolta la Commemorazione ufficiale con un intervento di Aldo Cazzullo, inviato ed editorialista del quotidiano milanese il Corriere della Sera, di cui cura la pagina delle Lettere.

Sveglia, Piemonte”: questo l’appello del giornalista. Di seguito una breve intervista raccolta poco prima del suo intervento.

«Ho l’impressione, dolorosa – spiega Aldo Cazzullo –, che  tutto quello che il Piemonte ha fatto in questi secoli venga sminuito, vilipeso, attaccato. Stessa sorte tocca anche a cose simboliche: la Juventus, la Fiat, la figura dell’avvocato Gianni Agnelli, la Resistenza e il Risorgimento, compreso Cavour. C’è un forte sentimento antirisorgimentale, quindi antipiemontese, al Sud e non soltanto al Sud. E non ho sentito in Piemonte delle voci levarsi contro questo movimento, per ribadire la grandezza del Risorgimento. La grandezza di Camillo Benso, conte di Cavour».

Aldo Cazzullo aggiunge: «E’ importante che i ragazzi sappiano, abbiano ben presente cosa è successo a San Martino, a Goito, dove è morto il nipote di Camillo Cavour. E’ importante che sappiano quello che hanno fatto i piemontesi per l’Italia. A San Martino i Piemontesi persero duemila uomini in appena un giorno. Allora i Piemontesi erano due milioni. Sarebbe come se ora l’esercito italiano perdesse 60mila uomini in un solo giorno. Camillo Cavour allora mandò 18mila uomini in Crimea che, per quel tempo, era dall’altra parte del mondo. I Piemontesi diedero il sangue per fare l’Italia e dovrebbero essere un po’ più orgogliosi di quello che i loro progenitori hanno fatto».

**
www.rossosantena.it