Santena – 11 novembre 2012 – Oggi, nel castello Cavour, alla presenza del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca Francesco Profumo è stato presentato l’Epistolario cavouriano. L’iniziativa è stata organizzata dalla Fondazione Camillo Cavour, dalla Commissione Nazionale per la pubblicazione dei carteggi del Conte di Cavour, dalla Compagnia di San Paolo, dal Centro Studi Piemontesi. La cerimonia di presentazione dell’Epistolario di Camillo Cavour – 21 volumi in 34 tomi di complessive 16.652 pagine – è avvenuta nel salone diplomatico del complesso cavouriano.
Nerio Nesi, presidente della Fondazione Camillo Cavour, aprendo la cerimonia, ha detto: «La Fondazione Cavour è lieta di ospitare oggi in questa storica sala il ministro dell’Istruzione e dell’università e della ricerca, il prof. Francesco Profumo. La Fondazione è lieta di accogliere i rappresentanti della Regione Piemonte, della città di Torino, delle istituzioni e dei comuni. Le tante fasce tricolori sono il segno della solidità del Paese. Siamo lieti di accogliere le associazioni collegate con noi: la Fondazione Luigi Einaudi, il Centro di studi Giovanni Giolitti, la Fondazione Burzio, l’associazione Costantino Nigra. Ringrazio tutti anche a nome della commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi del conte di Cavour, qui rappresentata dal decano prof. Carlo Ghisalberti. I ringraziamenti vanno anche: alla Compagnia di San Paolo qui rappresentata da Isabella Massabò Ricci; al Centro studi piemontesi, qui rappresentata dal presidente Giuseppe Pichetto».
«Il motivo del nostro incontro di oggi è talmente importante – ha detto Nerio Nesi – da giustificare il grande sforzo organizzativo fatto: la presentazione di 34 tomi dell’epistolario del conte Camillo Benso di Cavour. Altri e più autorevoli di me illustreranno questa opera giustamente definita monumentale. A me sia consentito una sola considerazione. Se vuole un futuro l’Italia ha bisogno di credere in se stessa e per far ciò bisogna ritrovare quel senso e quel ricordo di se che molti hanno smarrito. Ritrovare insomma la nostra identità, la nostra originaria miseria, le lotte per vincerla, i morti disseminati lungo le sanguinose vie del Novecento, i 29 milioni di italiani che, dall’Unità in poi hanno lasciato l’Italia. Occorre ricordare anche le idee, l’immagine, i libri, le musiche che sono uscite dall’Italia, che l’Itala ha dato al mondo. L’alternativa a tutto questo è una sottile disperazione».
Nerio Nesi ha proseguito leggendo i messaggi inviati da: Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica; Carlo Azeglio Ciampi, ex presidente della Repubblica; Piero Fassino, sindaco di Torino; Michele Coppola, assessore alla Cultura della Regione Piemonte; Roberto Einaudi, nipote dell’ex Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.
Maurizio Braccialarghe, assessore alla Cultura del Comune di Torino, ha portato il saluto della città della Mole: «Oggi siamo qui a celebrare un evento fondamentale dopo tanti anni di lavoro e studi. Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato a questa opera che ricostruisce un tassello fondamentale della storia del nostro Paese. E’ un lascito all’attuale e alle future generazioni. Siamo in un’epoca nella quale conservare la memoria, ritrovare le radici, il senso anche dei progetti politici, così importanti come quelli che hanno portato all’unità del nostro Paese deve diventare un obbligo non solo morale, ma anche istituzionale. Solo in queste radici, soli in questa linfa noi possiamo trovare le energie per andare avanti e per consentire a Torino e al nostro Paese di rimanere un punto di riferimento per l’intera Europa e la comunità internazionale».
Dopo l’indirizzo di saluto di Isabella Massabò Ricci della Compagnia di San Paolo e di Giuseppe Pichetto, del Centro studi piemontesi, è intervenuto Beniamino Placido, vice presidente del consiglio regionale: «Con piacere al ministro Profumo, a Nesi, ai sindaci e alle autorità porto il saluto del consiglio regionale del Piemonte e del presidente Valerio Cattaneo. Un saluto non solo istituzionale: il consiglio è legato alla Fondazione Cavour da un protocollo di intesa. Un rapporto naturale visto che il consiglio regionale ha sede a Palazzo Lascaris, di proprietà della famiglia Cavour, palazzo che il conte ha utilizzato come un ufficio. Con piacere abbiamo contribuito a realizzare questa importante opera editoriale. In un momento in cui tutti andiamo verso il web e il digitale non bisogna dimenticare che una parte del nostro patrimonio è costituito da opere cartacee. In queste pagine c’è la storia del nostro Paese».
Marco Fasano, presidente dell’associazione Amici della Fondazione Cavour, è intervenuto così: «Buongiorno a tutti, benvenuti al castello. Saluto le autorità civile e militari e il ministro Profumo. Ringrazio di cuore, per il lavoro svolto, la professoressa Rosanna Roccia. La presentazione dell’epistolario in questo luogo e la sua presenza, signor ministro, sono per tutti noi volontari motivo di profondo orgoglio. L’associazione Amici della Fondazione ha contribuito in parte al buon esito dell’intero epistolario cavouriano. I primi due volumi, per i tipi di Zanichelli, del 1962 e 1968 erano diventati pezzi introvabili. La nostra associazione, nel 2007 ha finanziato la ripubblicazione dei volumi».
Rivolgendosi al ministro Marco Fasano ha continuato: «La sua presenza è motivo di orgoglio: dopo la visita di Luigi Einaudi, Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e, più di recente, nel 2010, di Giorgio Napolitano, essa testimonia l’attenzione del Governo per questo luogo. Il governo italiano ha messo a disposizione, attraverso l’Unità di missione i fondi per i lavori che a Santena verranno realizzati nel futuro per valorizzare i luoghi della memoria, cari alla patria. Qui è vissuto ed è sepolto Camillo Cavour. Qui ci sono arredi e parte dell’archivio dell’uomo che ha permesso, con la sua abilità diplomatica, all’azione di Garibaldi e di migliaia di volontari di realizzare in concreto il sogno di avere una patria nella quale riconoscersi. Noi volontari dell’associazione Amici crediamo in questo luogo e crediamo nell’Italia e nella sua tenace capacità di uscire da questa difficile situazione economico-sociale e anche morale con un lavoro serio costante e ostinato. Noi volontari cerchiamo di onorare la Patria, ogni giorno, con la nostra attività, coniugando la quantità di tempo dedicato con la qualità dell’impegno profuso. Ma la nostra volontà non basta: è necessario che istituzioni, enti e persone di buona volontà, televisione, giornali, social network, mezzi di informazione tutti, ci aiutino a rendere vivo questo luogo per renderlo sempre più inserito nel panorama internazionale. Noi dobbiamo cercare di attualizzare il pensiero di Camillo Cavour. Siamo facilitati nel compito in quanto la visione dello statista Piemontese è stata moderna e lungimirante. Una idea potrebbe essere quella di organizzare qui a Santena, una volta l’anno, un appuntamento al fine di fare diventare Santena un luogo in cui personalità nazionali e internazionali possano confrontarsi apertamente e aprire uno squarcio sui possibili scenari futuri nei settori nei quali Camillo Cavour, già 150 anni fa, aveva maggiormente fornito il proprio contributo per il rinnovamento: l’agricoltura, le nuove tecnologie, i trasporti, il giornalismo, l’attività bancaria, la scuola e la laicità delle istituzione, le carceri. Fin da ora la nostra associazione è pronta a collaborare, con entusiasmo, capacità e convinzione con chiunque abbia capacità e voglia di accettare questa sfida».
La professoressa Rosanna Roccia, tra le altre cose, ha spiegato: «L’epistolario di Camillo Cavour, oggi giunto all’epilogo grazie all’impegno profuso per oltre 40 anni, con sapienza, e pervicacia, di Carlo Pischedda, mio maestro e mentore, nel solco del quale dal gennaio 2005 ho proseguito “in solitaria” il lavoro, si compone di 21 volumi in 34 tomi di complessive 16.652 pagine, il primo venuto alla luce nel 1962, l’ultimo finito di stampare il 6 giugno 2012. L’Epistolario accoglie circa 8.600 lettere, private, confidenziali o particulières scritte da Cavour tra il giugno del 1825 e il giugno del 1861, correlate a poco meno di 7.000 responsive di corrispondenti vari, per un totale di circa 15.600 missive».
Dopo l’intervento del decano della Commissione Nazionale per la pubblicazione dei carteggi del Conte di Cavour, il professor Carlo Ghisalberti, il sindaco della città di Santena, Ugo Baldi, ha rivolto ai presenti questo indirizzo di saluto: «Buongiorno a tutti. Volevo soltanto portare il saluto della città, dell’amministrazione e di tutta la popolazione. Noi non saremmo città senza Cavour che, ancora oggi, continua a lavorare per Santena. La sua opera, la sua attività è ancora oggi viva e presente. E questo è molto importante. E’ anche grazie a lui se oggi siamo qui, a Santena. Rivolgo un grazie particolare al ministro Profumo che ci onora della sua presenza e contribuisce a rendere ancora più importante questo luogo. Non posso che ricambiare i ringraziamenti di Nerio Nesi, presidente della Fondazione Cavour, con la quale abbiamo buoni rapporti e, mi auguro, si possano proseguire continuando a lavorare in sinergia. Grazie ai sindaci del territorio qui presenti. Grazie agli Amici della Fondazione Cavour senza i quali questa struttura non sarebbe vive come lo è oggi. In questi anni il lavoro dei volontari è stato ed è straordinario. Così come voglio ringraziare le associazioni santenesi di volontariato che rappresentano territorio: senza il loro lavoro dietro le quinte non sarebbe stato possibile organizzare questa giornata».
Ugo Baldi ha detto. «Naturalmente come sindaco di Santena sono orgogliosissimo di essere sindaco di questa città, per tante ragioni, ma essenzialmente perché ospita il complesso cavouriano. Insieme a questo orgoglio c’è anche un carico enorme di responsabilità, proprio perché anche l’evento di oggi aggiunge ancora ulteriore importanza. L’epistolario aumenta il senso di responsabilità per il dovere che ho, non da solo, ma insieme ai sindaci del territorio del chierese e del carmagnolese di mantenere questo territorio degno di accogliere il patrimonio storico e culturale che nel complesso cavouriano trova dimora. E quindi, tutti insieme dobbiamo mantenere la dignità di questo territorio. Fin dall’inizio del mio mandato il complesso cavouriano ha rappresentato un punto principale del nostro programma amministrativo. Sin dall’inizio abbiamo stretto una forte collaborazione con la Fondazione e con gli Amici della Fondazione. Santena sarebbe ben poca cosa senza il castello, senza la tomba del grande statista. Santena oggi citta di Camillo Cavour è oggi un punto importante per la Patria».
Il presidente Nerio Nesi ha spiegato: «Voglio esprimere, a nome della Fondazione Cavour, un ringraziamento allo Stato perché, fra qualche mese, cominceranno qui grandi lavori, finanziati integralmente dallo Stato per trasformare la villa Cavour nel museo nazionale Cavour. E’ un grade salto di qualità. Insieme ai lavori per il castello in febbraio partiranno anche i lavori per la ristrutturazione totale delle ex scuderie del castello, finanziati dalla città di Torino, dalla Regione Piemonte e dall’Europa. Complessivamente i lavori per il castello e per le ex scuderie costituiranno un investimento di circa 8 milioni di euro. Sono grato allo Stato che in questo difficile momento ha mantenuto questo impegno».
Il ministro Francesco Profumo ha iniziato così il suo intervento. «Signor presidente della Fondazione, signori professori, signori sindaci. Credo che oggi sia un bell’esempio di come i territori in questo Paese – e i sindaci delle città in particolare – possano rappresentare, pur in questo momento così difficile, un elemento di coniugazione forte tra lo Stato e i territorio. Io ho molto apprezzato il legame tra gli Amici della Fondazione e la Fondazione Cavour e credo che senza i volontari veramente questa istituzione, soprattutto per quello che succederà nel futuro, non avrebbe questa vitalità, questa possibilità di coniugarsi con le molte attività che avere in essere. Vi dico la verità: oggi ho imparato molto, nel senso che i miei ricordi scolastici di Cavour non erano così approfonditi per poter apprezzare l’opera, non solo politica e di statista di questo grande uomo che oggi ho conosciuto come banchiere, agronomo, ma soprattutto come innovatore, come uomo moderno. Nelle vostre parole ho ritrovato molti degli ideali di questa Europa che sta cercando di partire con grande difficoltà e probabilmente avremo bisogno di un risorgimento europeo. Credo che Cavour abbia dimostrato con la sua azione politica, con questa sua azione di grandissima lungimiranza che si può fare: non credo che l’Italia allora fosse in una condizione migliore di quanto non sia oggi l’Europa. Certamente la sua leadership, la sua capacità di dare un indirizzo sono stati elementi essenziali perché oggi possiamo festeggiare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. E questo lo dico con grande piacere, vista la presenza dell’assessore Fiorenzo Alfieri con cui abbiamo condiviso il percorso, che inizialmente sembrava molto periglioso e, invece, ha ricostruito all’interno del nostro Paese un senso dello Stato, un senso della Patria che non esisteva. E, forse dobbiamo dirlo con sincerità, questo è stato possibile perché c’è stato un profondo coinvolgimento delle scuole. Più volte ne ho parlato con il Presidente Napolitano: noi condividiamo che la parte migliore di questo Paese, la parte più vera, la parte più integrale del Paese sono proprio le scuole. Lo sono in quanto rappresentano circa metà del Paese: gli studenti sono otto milioni; con le famiglie si arriva a 30 milioni di persone. E’ metà Paese. Ogni azione diretta che si fa – positiva o negativa – ha un riflesso su metà Paese. Io credo che forse dovremo ripensare un po’ a quanto la scuola possa essere un elemento di crescita e innovazione del nostro Paese e quanto i nostri bambini possano effettivamente aiutarci in questa nuova dimensione di Paese. Un Paese che ha bisogno di ritrovare una sua serenità. Ha bisogno di ritrovare quel senso del bene comune che, purtroppo in questi anni, si è un po’ perso. Il nostro Paese è la settima nazione in termini di capacità industriale: qualche volta ce lo dimentichiamo. Così come abbiamo dimenticato il valore della nostra cultura e la capacità del nostro paese di essere leader».
Il ministro Profumo ha detto: «Questa giornata è estremamente positiva perché conclude questo lungo percorso dell’Epistolario cavouriano con una opera che forse non era immaginata in questi termini quando fu iniziata 50 anni fa, ma che oggi ci consegna la memoria di un uomo e di un periodo che è stato fondamentale per la nascita del nostro Paese e forse anche dell’Europa. Bene, io vorrei ringraziare in modo particolare il prof. Carlo Pischedda, che oggi non è più tra noi: è stato la persona che oggi ci ha consegnato questa grande opera. E questo non si sarebbe potuto concludere senza il lavoro della prof. Roccia che noi oggi abbiamo molto apprezzato per la sua relazione e anche per la sua emozione. Io la ringrazio molto, così come anche il prof. Ghisalberti».
«Oggi Nerio Nesi ci ha indicato una strada per lo sviluppo di questo sito che diventerà un qualcosa in più di quello che noi vediamo oggi: la casa museo Cavour dovrà diventare un elemento di sviluppo del nostro territorio – ha proseguito il ministro Francesco Profumo –. Io credo che, oggi più che mai, abbiamo bisogno di connettere cultura e sviluppo. Un Paese come il nostro, più di altri, ha gli elementi profondi e radicati che possono determinare la crescita attraverso la cultura. Però perché questo possa avvenire dobbiamo avviare un processo di coinvolgimento che, credo, possa partire ancora una volta dalle scuole, che sono capaci di avviare processi profondi di tipo culturale e poi hanno ritorni che probabilmente molte volte non si valutano nella dovuta dimensione. Per il 150° dell’Unità abbiamo lanciato attraverso le scuole un grande progetto, poi concretizzato con una serie di eventi che hanno consentito di trasferire a tutto il Paese questo grande sentimento della Patria che inizialmente forse albergava solo nell’animo di pochi. Potremmo allora pensare di formare un protocollo tra Fondazione Cavour e Ministero per avviare un progetto su Cavour e coinvolgere anche le nostre scuole. Probabilmente potremo partire dalle scuole superiori. Un progetto che abbia un fil rouge e che ci consenta poi di presentare i risultati dei progetti migliori proprio qui, a Santena. Io credo anche che potremmo, attraverso l’accordo che abbiamo con Rai Educational pensare che in occasione della chiusura dei lavori sul complesso cavouriano si possa realizzare una teletrasmissione fatta poi vedere a tutto il Paese e alle scuole sull’opera di Cavour, anche attraverso l’epistolario. Credo che questo sia un secondo messaggio forte e concreto da veicolare al mondo della scuola: la modernità del pensiero di Camillo Cavour. Da ultimo, ricordo che noi a Torino abbiamo due grandi università. Potremo pensare di dare concretezza a un convegno su Cavour, proprio su questa sua diversificazione. Abbiamo visto Cavour uomo pubblico, banchiere, agronomo, innovatore. Inoltre sono moltissime le opere realizzate su spunto di Cavour. E sono state realizzate in tempi brevi e, credo, che questo sia un tema sul quale una riflessione la dobbiamo fare. Pensate a quanta parte del nostro debito pubblico è dovuta ai nostri ritardi o al nostro non fare. Sembra che abbiamo perso questa attenzione rispetto al fattore tempo. Invece Cavour era particolarmente attento a questo aspetto. Le sue grandi opere si realizzavano nell’arco di pochi anni. Opere immense che nonostante allora non ci fossero gli strumenti e le possibilità di oggi, avevano alla base una profonda progettazione e una definizione del tempo al quale Cavour era particolarmente affezionato. Potremmo con l’accademia delle Scienze, l’università e il politecnico pensare e un evento che abbia proprio questa dimensione della modernità di Cavour e della sua capacità di spaziare in campi così diversi. Oggi credo non sia così semplice trovare persone che hanno questo ecclettismo e questa capacità di produzione concreta. Da parte mia c’è l’intenzione di darvi tutto l’appoggio rispetto ha quanto è stato fatto qui a Santena e per quello che si farà nei prossimi anni. Già domani relazionerò al presidente Mario Monti di quanto accaduto qui oggi. Credo che, insieme, potremo avviare un percorso che ha questo obiettivo: consentire all’Epistolario cavouriano presentato oggi – un lavoro serio, un lavoro, lasciatemi dire, sabaudo – di diventare un bene comune per tutto il nostro Paese».
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