Omelia del primo giorno dell’anno 2013 dell’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia

Torino – 1° gennaio 2013 – Di seguito, l’omelia del primo giorno dell’anno 2013 dell’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia.

SOLENNITA’ DI MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Omelia del primo giorno dell’anno 2013 dell’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia

(Cattedrale, ore 00 del 1° gennaio 2013)

Mons. Cesare NosigliaSotto la tua protezione cerchiamo rifugio,Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche, di noi che siamo nella prova. E liberaci da ogni pericolo, O Vergine gloriosa e benedetta. Questa antica antifona mariana che la Chiesa recita al termine dell’ora di compieta, esprime molto bene il messaggio della festa di oggi, primo giorno dell’anno, in cui celebriamo la divina maternità di Maria, madre di Cristo e madre della Chiesa. Chiediamo protezione e rifugio a Colei  che ci ha donato il Figlio di Dio, nostra benedizione e nostra pace. Perché i tempi non sono dei migliori e anche l’anno che inizia nasce sotto auspici non incoraggianti.

Come ci ha ricordato il Vangelo, essa custodiva nel cuore tutte le cose che le capitavano e meditava gli eventi della nascita del Figlio per accogliere in essi la volontà di Dio.

Custodire significa non lasciare cadere quanto Dio rivela mediante la sua Parola, ma anche i fatti della vita di ogni giorno. Beati coloro che custodiscono la Parola, dirà Gesù, e la conservano nel cuore, meditandola. Questo è certamente il cammino spirituale che siamo chiamati a sviluppare per nutrire la coscienza  di quella luce di verità che permette di orientare i  comportamenti sulla via del bene e del giusto e infonde quella speranza  che ci dà forza per agire con coerenza.

Oggi in molti cristiani e anche uomini e donne di buona volontà la coscienza è come addormentata.Da qui’ ne nascono tanti compromessi con le culture dominanti che conducono alla separatezza tra  ciò che si crede e ciò che si vive ogni giorno.La coscienza diventa sempre piu’ debole nel suo richiamo interiore al bene  e così elastica nelle sue regole morali da giustificare ogni comportamento.

Una coscienza assopita conduce all’impotenza  e alla rassegnazione:realtà che impediscono di credere nella forza dirompente della verità e del bene  e di lottare con impegno contro ogni forma di ingiustizia  e di maleaffare  pagando se necessario il prezzo dell’emarginazione.

Un compito di grande impegno che si impone dunque all’educazione  e alla testimonianza  dei credenti è quello di risvegliare la coscienza, in ogni età della vita, nutrirla  di valori positivi tratti dalla Parola di Dio e dall’esercizio della meditazione e dell’ascolto della voce di Dio che parla in noi.

Voi giovani in particolare con i grandi sogni e ideali che avete nel cuore potete spronarci a puntare in alto verso l’obiettivo di cambiare il mondo e renderlo piu’ umano e insieme piu’ divino.

Con la vostra forza e la nostra esperienza di adulti e anziani, animati da una coscienza vera e retta possiamo vincere questa sfida : crediamoci anche se ci sentiamo deboli e poveri, e  operiamo uniti, con la stessa fede ed entusiasmo di Maria che si è fidata e affidata all’onnipotenza di Dio che per questo, ha fatto in lei cose grandi a favore di tutta l’umanità.

Rientra in questo obiettivo il tema della Giornata della pace che si celebra in questo primo giorno dell’anno.

Il Papa nel messaggio “Beati gli operatori di pace “,  ci indica tre ambiti decisivi  su cui siamo chiamati a operare per essere costruttori della vera pace:

-difendere, promuovere la vita nella sua integralità: personale, comunitaria e trascendente.Dio ha immesso nel profondo della coscienza di ogni uomo il dovere di essere “custode” di ogni altra persona, aiutandola a vivere e non spingendola verso la morte!

-Un secondo aspetto sollevato dal Papa riguarda il ruolo della famiglia, cellula base della società sia dal punto di vista  demografico, etico, pedagogico e politico. Essa è uno dei soggetti indispensabili  per educare ad una cultura della pace  a cominciare dalle nuove generazioni.

Ricordo  che la prossima Settimana sociale dei cattolici italiani che si celebrerà a Torino nel settembre prossimo, avrà come argomento centrale  la famiglia nelle sue valenze costitutive naturali e sacramentali e nel suo rilevante ruolo sociale, economico e culturale.

-E infine Papa Benedetto considera tra gli “operatori di pace” coloro che si impegnano a ricercare un nuovo modello di sviluppo che guardi all’uomo nella sua integralità, alla solidarietà e alla sostenibilità, con l’obiettivo di realizzare quel bene comune che ha alla sua base il valore fondamentale della persona umana e Dio come riferimento ultimo.  In questo contesto, facendomi voce di tanti lavoratori che sono in cassa integrazione  o in mobilità e di tanti giovani in cerca di un lavoro chiedo con le parole del Papa di “ perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti. In vista della realizzazione di questo obiettivo è precondizione una rinnovata considerazione del lavoro, basata su principi etici e valori spirituali, che ne irrobustisca la concezione come bene fondamentale per la persona, la famiglia, la società. A un tale bene corrispondono un dovere e un diritto che esigono coraggiose e nuove politiche del lavoro per tutti”.

Tutte le realtà lavorative mi stanno a cuore, ma per  l’importanza e il significato che ha nel nostro territorio e per il Paese, desidero richiamare la realtà dello stabilimento di Fiat Mirafiori. Ho apprezzato la volontà di assicurare il suo futuro produttivo e  mi auguro che nei prossimi mesi  del  2013 vi siano dei segnali concreti per un ritorno alla normalità del lavoro, anche per dare  respiro al vasto indotto che da esso dipende, insieme alle speranze di tante famiglie.

Reagire alla crisi qui a Torino significa prenderne più viva coscienza e dunque superare quei sentimenti  di impotenza e rassegnazione a cui a volte ci lasciamo andare. Se non riusciamo ad essere protagonisti della nostra vita,personale e sociale, continueremo a subire le decisioni che altri prendono per noi. Di fatto mi pare  che molti imprenditori, lavoratori e famiglie stiano reagendo con intraprendenza, spirito di sacrificio e responsabilità. Mi auguro  e chiedo che  facciano altrettanto le forze politiche impegnate in questo tempo di campagna elettorale, evitando di creare una situazione di disaffezione dalla partecipazione all’esercizio attivo della cittadinanza. E’ necessario che i messaggi offerti siano costruttivi e chiari, senza slogan e promesse troppo spesso disattese,indicando con realismo, ma anche con speranza, programmi e passi concreti da compiere sulla via della corresponsabilità nella faticosa ricerca del bene comune.

L’esempio di onestà, equità, giustizia e solidarietà  deve venire dall’alto se vuole essere autorevole e capace di suscitare adesione e imitazione da parte delle giovani generazioni che scelgono di prepararsi a svolgere un servizio all’interno delle istituzioni. Occorrono scelte politiche coraggiose e lungimiranti non misurate  solo sul breve periodo,ma aperte al futuro dei giovani  che debbono pertanto essere protagonisti di questo momento storico del Paese.

Desidero infine  ringraziare quell’esercito di volontari che operano con generosità e frutto per aiutare persone e famiglie ad affrontare  la difficile situazione che stanno subendo. Tra queste ne segnalo una particolarmente acuta: si tratta  di quelle famiglie che a causa della carenza di lavoro, non riescono a pagare l’affitto e rischiano lo sfratto per morosità incolpevole. Spesso sono famiglie che non vanno ai Centri di ascolto e non usufruiscono di altre fonti di sostegno. Ho chiesto per questo alla Caritas di promuovere  una  iniziativa straordinaria per farsi vicino a queste famiglie, comprenderne le reali difficoltà e aiutarle  a trovare vie di una concreta soluzione del problema. A tale scopo sarà indetta una giornata diocesana di raccolta il cui ricavato sarà gestito parrocchia per parrocchia,come avvio di un accompagnamento che copra l’affitto o parte di esso,per circa sei mesi.Le modalità concrete dell’iniziativa saranno comunicate dalla Caritas diocesana che assicurerà anche alle parrocchie  il sostegno e una adeguata consulenza per la realizzazione di questa progettualità. Aggiungo un appello agli Enti privati e pubblici,proprietari di appartamenti a venire incontro  alle esigenze  di queste famiglie commisurando l’affitto alle concrete possibilità  di ciascuna.E’ un obbligo morale che ogni componente della nostra società si faccia carico per la sua parte, di un supplemento di impegno per affrontare insieme uno dei problemi piu’ spinosi che assilla migliaia di famiglie nella nostra città e territorio.

Facciamo risuonare  dentro di noi l’invio dell’Apostolo: “Qui non si tratta di mettere in ristrettezza voi,per sollevare gli altri,ma di fare uguaglianza. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza perchè Dio ama chi dona con gioia “(  8,13-15; 9,6-9).Maria Santissima ci conceda di credere come Lei nell’impossibile di Dio che nasce dalla fede in Lui e dalla preghiera incessante che nutre la carità.

+ Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino

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Fonte: Arcidiocesi di Torino –  curia metropolitana
www.diocesi.torino.it
Ufficio Comunicazioni Sociali