Libici di Santena e la Primavera araba

Santena – 3 marzo 2013Tre mesi fa eravamo sui giornali perché si era sparsa la voce che in mille dovevano essere collocati nell’area della Prodit per un anno.

Libici di Santena e la Primavera Araba.

Prodit Enginnering_SantenaTre mesi fa eravamo sui giornali perché si era sparsa la voce che in mille dovevano essere collocati nell’area della Prodit Engineering per un anno. Subito dopo le elezioni comunali l’azienda di via Asti, specializzata in forniture di materiali didattici, aveva sondato il terreno. Voleva espandere i fabbricati, voleva il cambio di destinazione dei terreni. Aveva fretta, temeva di perdere una commessa che rappresentava la salvezza dei posti di lavoro e la creazione di altri che avrebbero fatto la fortuna di Santena. Formare un gruppo di mille giovani maschi, futura élite del Paese – i Libici sono solo 6 milioni – era una grande occasione. L’investimento in prefabbricati, gli oneri di urbanizzazione, l’Imu, avrebbero portato risorse nelle casse del Comune.

Nel Palazzo la fibrillazione era alle stelle. La “Primavera” Libica bussava alla porta. I favorevoli volevano fare in fretta. I contrari frenavano. I perplessi si chiedevano cosa ci fosse sotto. Qualcuno ricordava le polemiche e le liti sulla costruzione della Prodit. Venne fuori anche il razzismo di noi Italiani: chi non è in grado di accettare l’integrazione tra Nordisti e Sudisti, come può oggi accogliere quelli che arrivano dall’Africa? L’amministrazione pubblica fece il suo dovere. Prese contatto con la Provincia, la Regione, la Città di Torino e con lo Stato: 1.000 Libici non sono affare che si risolva a Santena. La Prefettura e i ministeri interessati furono coinvolti dal Sindaco.

Da allora la fretta è scomparsa. Tutto tace, anche perché in Libia, dopo la rivoluzione che ha defenestrato Gheddafi, la situazione è fuori controllo. Così come sono instabili Tunisia, Algeria, Egitto e Siria e tutti i Paesi della Primavera Araba.  La faccenda è complessa. La Libia vive di rendita petrolifera. L’Eni possiede gasdotti e oleodotti e collabora da anni alle politiche di sviluppo. L’Italia, primo partner, deve fronteggiare la concorrenza di Paesi europei, Cina, Turchia, USA e Russia interessati a collaborare con uno Stato che potrebbe diventare ponte tra l’Europa del Mediterraneo e l’Africa Sub-Sahariana.

Forse quando ci sarà maggiore stabilità risentiremo di nuovo parlare dei Libici, delle opportunità di consolidare i rapporti con un Paese nel quale l’Italia investe in nuove tecnologie, costruzioni, infrastrutture, servizi, agricoltura e nell’estrazione, trasporto e uso degli idrocarburi (petrolio e gas).

Intanto, in queste ore, 13.000 esuli della Primavera Araba accolti in Italia cercano disperatamente una sistemazione.

Gino Anchisi
Da Santena, la città di Camillo Cavour, 2 marzo 2013

**

www.rossosantena.it

Twitter @FilippoTesio