Santena, il settore delle costruzioni è in profonda crisi

Santena – 2 marzo 2014 –  Il settore delle costruzioni è in profonda crisi. Di seguito, un’intervista a Dario Boni, riconfermato segretario generale Fillea Cgil di Torino. Dopo i fondamentali della crisi occupazionale in provincia di Torino il sindacalista santenese fornisce informazioni sul settore delle costruzioni della zona con i dati su: Laria, Laterizi San Grato, Carena, Ediltubi e Mosso.

LAVORO: I FONDAMENTALI IN PROVINCIA DI TORINO  «Nella provincia di Torino, in base a fonte Istat, nel 2012 avevamo 103mila persone senza lavoro, 7mila unità in più rispetto anno precedente, pari a un aumento del 10 per cento – spiega Dario Boni –. Gli occupati oggi sono 947mila, circa 4mila in meno rispetto al 2012. Il tasso di disoccupazione giovanile, con età tra i 15 e i 24 anni, aumenta di 5,5 punti e si assesta al 33,9 per cento. Questo è lo scenario globale in provincia di Torino rispetto al lavoro».

Fillea_CGILCOMPARTO DELLE COSTRUZIONI Dario Boni aggiunge: «Le ore di cassa integrazione, per il solo comparto delle costruzioni, sono queste: nel 2013 abbiamo avuto cassa integrazione ordinaria per un totale di 3.421.000 ore autorizzate, nell’anno 2012 erano state 2.828.000. Per quanto riguarda la cassa integrazione straordinaria: nel 2013 le ore autorizzate sono state 1.888.000; nel 2012 erano 1.996.000. La cassa in deroga, oggi conta 1.209.000 ore; nel 2012 eravamo a quota 1.198.000 ore. La sommatoria di queste casse viene definita “Gig totale”; sempre riguardo al comparto delle costruzioni nel 2013 le ore totali sono 6.519.000; erano 6milioni circa nel 2012, quindi nel 2013 l’aumento è stato pari all’8 per cento».

I DATI DELLA CASSA EDILE TORINO «Adesso veniamo ai dati certificati da parte della Cassa Edile di Torino, organismo che rilascia non solo la mutualità per l’assistenza per i lavoratori, ma che certifica la regolarità per Inps e Inail – aggiunge Dario Boni che, tra gli incarichi ha anche quello di vice presidente della Cassa Edile di Torino –. La massa salari denunciata nel corso del 2012 era di euro 203.659.000; nel 2013 scende a euro 174.907.000, pari a meno 14 per cento. Se rapportiamo la media imprese vediamo che nel 2010 le imprese scritte alla cassa edile erano 3.851, mentre nel 2013 il numero di imprese è sceso a quota 2.777; un calo del 28 per cento. Gli operai nel 2010 erano 16.037; attualmente sono 10.896, una riduzione pari al  32 per cento. Ancora, dal 2008 la media mensile operai è calata di oltre il 35 per cento, quella delle imprese del 30 per cento. Le ore ordinarie, quelle che sono effettivamente dichiarate, sono scese di oltre il 40 per cento».

SETTORE COSTRUZIONI: I DATI DELLA ZONA «Sin qui lo scenario globale del settore edile della provincia di Torino. Ora veniamo al settore delle costruzioni in generale, che comprende le imprese del legno, dei lapidei, del cemento e anche alcune ditte più vicine a noi a livello santenese. Il pesante scenario visto sopra ha ripercussioni anche a livello locale. Nei comuni di Santena, Villastellone, Cambiano, Carignano, Carmagnola, Chieri, Poirino, Trofarello, Riva di Chieri, a gennaio 2013, in tutto si contano 138 imprese edili, con un bacino di 450-500 addetti. A Santena le imprese iscritte alla cassa edile sono 16 e con una media che oscilla tra uno e cinque addetti. Un bacino che, se pur in profonda crisi, non può ricorrere alla cassa straordinaria e utilizza la cassa ordinaria e, in molti casi, anche la cassa in deroga».

FORNACI IN CASSA «Partiamo del settore delle fornaci – spiega Dario Boni –. La Laria ormai è in fallimento acclarato. La Laterizi San Grato, di Pralormo, conta 17 dipendenti, con contratto laterizi, manufatti industria; attualmente i dipendenti sono tutti in cassa ordinaria. Questo è l’ultimo ammortizzatore sociale di cui possono disporre, perché hanno già usufruito di tutta la cassa straordinaria possibile e di tutta la cassa in deroga. Hanno ancora la cassa ordinaria e, per adesso, vanno avanti con quella: poi non si sa cosa potrà succedere. La Fornace Carena, di Cambiano, ha il contratto laterizi, manufatti, industria e occupa 22 dipendenti. Sono tutti in cassa integrazione ordinaria, a rotazione, ma la cassa è quasi finita».

Il sindacalista Dario Boni prosegue il suo resoconto: «Drammatica è la situazione alle Ediltubi, di Trofarello, contratto laterizi, manufatti industria: 45 dipendenti, attualmente sono tutti in cassa straordinaria, a rotazione.  Nel mese di giugno 2013 è stata aperta la procedura di mobilità volontaria per un esubero di sei persone. Ancora a Santena, alla fornace Mosso, dove vige il contratto laterizi, manufatti, industria, i dipendenti sono 27: sono tutti in cassa straordinaria, a rotazione. La proprietà, negli ultimi incontri, ha dichiarato che probabilmente dovrà aprire una procedura di mobilità per un esubero di personale di 10 unità».

«Questo è lo scenario della nostra zona – prosegue Dario Boni –. E, al momento, all’orizzonte non si intravvede nessun segno di ripresa. In questo contesto diventano importanti  le detrazioni che sono state confermate, per tutto il 2014, sia sul risparmio energetico sia quelle per le ristrutturazioni edili.  Imprese edili e fornaci della nostra zona vivono sui piccoli lavori e non certo di grandi opere. Oggi le detrazioni durano per tutto il 2014 e si abbattono nel 2015. Ci sarebbe bisogno di detrazioni rese stabili e strutturali, in modo che, almeno nei lavori privati, potesse partire un minimo di ripresa. Tutti sono poi concordi sul fatto che bisogna fermare il consumo del suolo: sul territorio santenese il suolo agricolo è ridotto ai minimi termini. Su un’altra cosa tutti sembrano concordare: occorre puntare a ristrutturare il patrimonio abitativo esistente. Anche qui oltre alla conferme delle detrazioni per le ristrutturazioni queste andrebbero rese più accessibili: non ha molto senso poter recuperare le risorse dopo 10 anni. Sarebbe importante consentire alle famiglie di poter ristrutturare in modo da rispondere alle esigenze che arrivano dai figli che si sposano, oppure di adattare gli immobili sfitti al nuovo modello di nucleo famigliare. Il patrimonio abitativo attuale è concepito sul modello di famiglia degli anni Sessanta-Settanta: alloggi grandi con spese fisse molto alte. Oggi i nuclei famigliari sono ridimensionati rispetto al passato e un piano di ristrutturazione nuovo, può aprire possibilità occupazionali e rispondere alle esigenze abitative attuali. In tal modo si potrebbe dare un po’ di ossigeno alle imprese locali».

«Certo i margini di manovra per le amministrazioni locali sono esigui – chiude Dario Boni, segretario generale Fillea Cgil Torino  –. L’amminsitrazione cittadina si era presa l’impegno di trovare una qualche soluzione per i lavoratori rimasti senza lavoro della Laria: un impegno che sta onorando. Amministrazione comunale che come tutti gli enti locali ha le mani legate dal cosiddetto Patto di stabilità».

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