L’essere santenese 62

Santena – 25 marzo 2017 – Asparago a tempo zero, non solo a chilometro zero. 84° Sagra dell’Asparago di Santena, dal 5 al 14 maggio. In piazza CLN, il 2 aprile, Produttori Asparago, Amici di Camillo Cavour e Pro-Loco fanno promozione. Diritti e doveri dell’essere “la città di Camillo Cavour”.

 

1) Promuovere Santena. Il 2 aprile l’Asparago di Santena e delle Terre del Pianalto, e la mostra “Camillo Cavour e il suo tempo” sono in Piazza CLN di Torino. Per strada, su Via Roma, tra le due fontane della Dora e del Po, accanto alla Chiesa degli Scolopi, da cui veniva il parroco che non volle assolvere Pietro di Santarosa, inizia la campagna 2017. La promozione, nel cuore di Torino, nei pressi della casa dove è nato è vissuto Camillo Cavour, è la dimostrazione del profondo legame tra città e campagna, tra Torino e Santena, tra i cittadini e i Prodotti del Paniere della Provincia di Torino, di cui fa parte l’Asparago.

2) Miracolo naturale. L’attesa cresce. L’ora e il giorno sono un rebus. Il Re della tavola di primavera, il germoglio d’Asparago di Santena, tra pochi giorni spunterà nel campo. Pronto a raccogliere i raggi solari che innescano la fotosintesi clorofilliana, assumerà il colore verde, con le caratteristiche striature violacee, che lo rendono inimitabile. Poche ore e il contadino dovrà raccoglierlo, prima che si compia l’apertura delle brattee che trasforma il germoglio in albero pronto per la riproduzione della specie.

3) Prezzo e qualità. In Europa, in Italia, in Piemonte, nella Città metropolitana il consumo dell’asparago verde cresce, specialmente tra i giovani. Per l’Asparago di Santena e delle Terre del Pianalto la domanda è superiore all’offerta: di quanto non si sa. Data l’alta qualità, garantita dalla freschezza, dalla provenienza e dalla tradizionale secolare pratica colturale, la legge di mercato opera due effetti: a) il prezzo contenuto per chi acquista direttamente dai produttori, inferiore a quello praticato dalla rete commerciale che tratta asparagi di qualità decisamente minore; b) la freschezza garantita dal forte consumo, che riduce al minimo i tempi di magazzinaggio.

4) Essere o non essere. Essere la città di Camillo Cavour, non è solo uno slogan.  Esserlo comporta precisi diritti e doveri che il Comune di Santena ha assunto dal 2012. Ed ecco che il 7 marzo scorso Santena ha mantenuto l’impegno derivante dall’essere Socio Fondatore della Fondazione Camillo Cavour versando la quota annua di 5.000 euro che le consente di mantenere lo status di Socio Fondatore. Ai Santenesi che storcono il naso per la spesa va detto che i Fondatori con le quote annuali garantiscono il raggiungimento dello scopo della Fondazione e le nomine degli Organi. Contribuire con meno di 50 centesimi pro-capite non è molto. In fondo da 20 anni il Comune di Santena fa bella figura grazie al lavoro volontario e gratuito degli Amici di Camillo Cavour e la stessa storia vale per la Città di Torino e per la Fondazione Camillo Cavour.

5) Almeno 50.000. Nessuno sa quanti saranno i visitatori del Castello Cavour di Santena una volta terminati i lavori di sistemazione voluti dalla Regione e finanziati dall’Unione Europea, dallo Stato e dalle Fondazioni Bancarie. Senza una buona promozione e una precisa scelta culturale, esperti ed inesperti, temono che gli incassi da ingressi, circa 10.000 euro l’anno, non riusciranno a coprire le spese di funzionamento preventivate in centinaia di migliaia di euro. Correre ai ripari non è facile. Da una parte, visto il generale disinteresse verso la storia della costruzione dello Stato unitario, si teme che né il comune di Torino, né gli altri Soci Fondatori siano in grado di finanziare annualmente i costi di funzionamento. Dall’altra, lo Stato sembra abbia tutte le intenzioni di starsene alla larga, come se Camillo Cavour fosse un patrimonio locale, torinese, metropolitano o regionale e non di tutta Italia.

6) Colpa dei rappresentanti? Perché vogliamo sottrarre ai giovani il diritto alla conoscenza del passato? Di cosa dobbiamo vergognarci? Perché cancellare la memoria e la storia della costruzione e del mantenimento dello Stato unitario? Davvero siamo convinti che i nostri trisavoli, bisnonni, nonni ci abbiano rimesso nel costruire l’Italia giunta fino ai giorni nostri? No. Stiamo solo nascondendo ciò che è successo in questi ultimi decenni.  Mascheriamo le nostre incapacità e le responsabilità per aver reso sempre più improduttivo il sistema sociale e per aver sminuito il valore del lavoro delle persone. E la colpa non è solo della scuola e della Gelmini. Forse neppure del ministro Luigi Berlinguer, quando decretò che il programma di storia per l’ultimo anno di studio delle superiori si limitasse solo al Novecento facendo così mancare la sincronia tra Settecento, Ottocento e Novecento.  La responsabilità è di tutti, rappresentati e rappresentanti, ovviamente con diversità di peso e dimensione.

7) Condivisione. L’attuale incapacità di misurarsi e rapportarsi con le comunità circostanti, stride con la visione unitaria, prima a livello statale e poi a livello europeo, che le generazioni precedenti hanno lasciato in eredità a quelle attuali.

Gino Anchisi
da Santena, la città di Camillo Cavour, 25 marzo 2017

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