Liliana Segre e Leo Samuele Olschki: la memoria. Puntata 366

SANTENA – 27 gennaio 2024 -La Senatrice a vita, insignita dall’Università Statale di Milano della Laurea honoris causa in Scienze Storiche, ha scritto la prefazione al libro “Gioverà ricordare” di Daniele Olschki, erede di un’impresa importante per la storia di Santena, dell’Italia Unita e d’Europa. Omaggio a Bruno Segre, 105 anni, ebreo, partigiano, amante della libertà deceduto oggi, Giorno della Memoria.

Liliana Segre. Immagine Agenzia Ansa

Leo Samuele – ebreo come lo era Isacco Artom il segretario di Camillo Cavour– nel 1883 lasciò Johannisburg nella Prussia orientale, oggi Pisz nella Polonia del nord, per trasferirsi in Italia, la terra di Dante. Abitò prima a Verona, poi a Venezia e nel 1897 a Firenze*. La città di Dante Alighieri, dove i Santenesi Alfieri di Sostegno – Carlo e Giuseppina Benso, le figlie Adele e Luisa con suo marito Emilio Visconti Venosta e i loro figli Carlo, Enrico e Giovanni, eredi di Camillo Cavour – hanno fondato, finanziato e governato l’Istituto di scienze sociali “Cesare Alfieri”.  

Oltre alla passione per i libri antichi Leo, che conosceva sette lingue tra cui il greco e il latino, si diede alla pubblicazione di volumi di scienze umanistiche, diventando un punto di riferimento per la cultura nazionale e per i bibliofili. Non essendo cittadino italiano, nel 1915, allo scoppio della prima Guerra Mondiale, fu sospettato di essere una spia al servizio dei nemici tedeschi. Dovette quindi fuggire in Svizzera, per via di un crescente antigermanismo, figlio confusionario del Risorgimento. Nel 1920, mentre i sentimenti nazionalisti si sommavano sempre più a quelli antiebraici infiammati dal fanatismo cattolico e cristiano, rientrò a Firenze. Con l’avvento del regime fascista la situazione precipitò. Nel 1930 Olschki fu accusato di sentimenti anti-italiani. L’odio contro i diversi e il nazionalismo, fomentati per nascondere la dilagante corruzione del regime e l’incapacità di governare, sfociarono nel razzismo istituzionalizzato dal Governo Mussolini con le leggi razziali del 1938. La situazione precipitò nelle persecuzioni degli Ebrei ben note, poi ribaltate sugli stessi Italiani, civili e militari dal 1943 al 1945.

Il Ministro della Cultura Popolare Dino Alfieri (1886-1966)** alla Casa Editrice impose di cambiare il nome italianizzandolo e arianizzandolo. Una faccenda che Leo riuscì a rintuzzare ma solo per un anno. Meno “fortunato” fu un altro editore ebreo Angelo Fortunato Formiggini (1878-1938) che, per protesta contro le discriminazioni razziali, si suicidò gettandosi dalla Torre Ghirlandina di Modena. La clamorosa notizia ovviamente non fu pubblicata sui giornali perché le leggi impedivano di riportare notizie sugli Ebrei. Per paradosso della vita Formiggini, nel laurearsi, aveva scritto una tesi sul riavvicinamento tra la razza ariana e la semita attraverso la figura della donna.

Nel 1939 la persecuzione aumentò. Olschki fu costretto a cedere a Ettore Muti una delle sedi romane delle librerie. Subito dopo gli fu tolta la cittadinanza italiana. Di nuovo prese la via dell’esilio in Svizzera. A Ginevra, dove morì il 17 giugno 1940, esattamente sette giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia Fascista al fianco dei Nazisti Hitleriani. Di lì a pochi giorni i suoi eredi furono costretti a cambiare nome alla casa editrice: da Olschki in Bibliopolis. L’editrice riprese il nome originario dopo l’8 settembre 1943, giorno dell’ufficializzazione del cambio di alleanza dell’Italia che dai Tedeschi passò con gli Anglo-Americani. Le vicende belliche conseguenti all’occupazione tedesca causarono consistenti danni materiali e finanziari all’azienda che però seppe risollevarsi grazie all’opera degli eredi: “da Aldo ad Alessandro, a Costanza e Daniele Olschki: una grande tradizione che da più di un secolo è sinonimo di qualità nel campo delle scienze umane”.

Ristampa 2007 del primo volume con la riproduzione dell’ultimo discorso pubblico del Presidente Luigi Einaudi, tenuto a Santena il 6 giugno 1961.

Da notare. A conferma dei fili che legano la casa editrice a Santena, Daniele Olschki autore del volume, si è laureato brillantemente nella Facoltà di scienze politiche e sociali “Cesare Alfieri”.

La OLSCHKI è la casa editrice dell’Epistolario cavouriano iniziato nel 1962 e completato, finora, nel 2012 grazie alla preziosa opera di Rosanna Roccia***.  L’Epistolario, tra i curatori ha avuto nomi prestigiosi: Luigi Einaudi, Luigi Salvatorelli, Alberto Ghisalberti, Rosario Romeo, Emilia Morelli, Carlo Pischedda, Giuseppe Talamo. Tra questi c’è Maria Avetta, sepolta a Santena, artefice del Museo Cavouriano, inaugurato nel 1961 in occasione del centenario dell’Unità d’Italia. Il più bel museo del Risorgimento d’Italia, non a caso realizzato da una donna e, non a caso, situato a Santena, la città di Camillo Cavour.

L’Epistolario, 21 volumi divisi in 34 tomi, 16.652 pagine, 15.600 tra lettere e missive che vanno dal 1815 al 1861 è l’opera che, insieme alla Tomba, all’Archivio, al Parco, al Castello, alla Cascina Nuova, colloca Santena in uno degli scaffali della storia nazionale, europea e mondiale.

Una posizione responsabile, non soggetta alle mode e agli influencer del momento. Aperta ai nuovi scenari sociali e geopolitici globali. Contraria all’antisemitismo. Favorevole ai due Popoli e ai due Stati di Israele e di Palestina. Attenta alle innovazioni e ai cambiamenti che la Comunità santenese, con l’Associazione Amici della Fondazione Camillo Cavour e la Fondazione Cavour, segue con attenzione ed equilibrio rispettando i tempi della storia, della memoria e del buon senso.

Gino Anchisi
da Santena, la città di Camillo Cavour, 27 gennaio 2024.  

*Bibl.: ToscanaOggi “giornata della memoria, la storia della famiglia Olschki” 23 gennaio 2023. Corriere della Sera, 22 gennaio 2024, pag. 27 Paolo Di Stefano. olschki.it. camillocavour.com.

**Dino Alfieri, sottoscrittore delle Leggi Razziali fu tra coloro che defenestrarono Benito Mussolini votando il 25 luglio 1943 l’ordine del giorno Grandi.

***Rosanna Roccia (Torino, 1942), laureata in Storia moderna con Carlo Pischedda, ha diretto l’Archivio Storico della Città di Torino. Nel 1980 ha iniziato la collaborazione all’Epistolario cavouriano sotto la guida di Pischedda, proseguendone l’opera sino alla conclusione. Membro della Deputazione Subalpina di Storia Patria, della Commissione Nazionale per la pubblicazione dei Carteggi del Conte di Cavour, del Comitato scientifico del Centro Studi Piemontesi, è direttore della rivista “Studi Piemontesi” e curatrice dell’Epistolario di Urbano Rattazzi.

Bruno Segre (Torino, 4 settembre 1918 – Torino, 27 gennaio 2024, avvocato, giornalista, partigiano e politico).