SANTENA – 19 ottobre 2025 – Storia di un bene comune, nato dal basso, per volontà di un ceto emergente nella scena sociale. Nel ‘700, in pieno Illuminismo, Tetti Giro scelse la forma comunista per la sua Chiesa. Un esempio del ruolo vitale del Cattolicesimo nella storia dell’Unità d’Italia e nella emancipazione della donna*.

Siamo nel 1750, a Tetti Giro.
Allora borgata di Chieri, appartenente al territorio della parrocchia di Santena. Sulla scena sociale si affacciano nuove figure e tra queste emergono le donne. Nel 1750 a Tetti Giro operava una vivace comunità cattolica di piccoli proprietari che sapevano far fruttare il lavoro della terra. La fede, rafforzata dai legami parentali, era l’elemento di un’identità che chiedeva di essere ben rappresentata. C’erano dunque le condizioni perché decidessero di costruire una loro cappella in cui praticare il culto senza dover salire fino alla parrocchiale di Santena.

Una costruzione realizzata non dal clero, dal comune, da una confraternita o corporazione, neppure dalla nobiltà ma dal popolo, secondo la tradizione cresciuta nei millenni. Un edificio tutto loro che dava senso e spirito alla comunità. In condominio. In comproprietà collettiva indivisa. Lo ribadisce bene il testo dell’articolo 1 della convenzione rinnovata nel 1893 “La cappella di Tetti Giro fin dalla sua fondazione ed in perpetuo è comune fra tutti i proprietari della frazione di Tetti Giro, i quali adempiono all’obbligo che ha ciascuno di essi di concorrere proporzionalmente alle spese occorrenti per il mantenimento della Cappella e alla celebrazione della Messa festiva. Ogni comunista ha sulla cappella gli stessi diritti, non potendo esservi fra i comunisti distinzione alcuna per anzianità o per maggior quota di concorso”. Fin dalla fondazione –il 1750 anticipa di 49 anni la rivoluzione francese del 1789– l’uguaglianza era ribadita dal godimento degli stessi diritti e dalla tassa per il mantenimento significativamente progressiva e proporzionale al reddito. La Cappella inoltre era aperta al pubblico dei cascinali e non c’erano distinzioni di posti e di anzianità.
Siamo 100 anni prima del Manifesto del Partito comunista di Carlo Marx e del Manifesto del riformismo di Camillo Cavour.
L’edificio fu dedicato alla Santissima Vergine della Concezione.
Una scelta avveniristica che confermava l’attenzione alla condizione delle donne. Che, in quanto madri, vedevano crescere il loro peso nella famiglia, nella società religiosa e in quella civile. Coll’Illuminismo la procreazione di nuove persone e non solo di forza da lavoro, era sempre più oggetto di attenzione, così come il matrimonio con i suoi risvolti assistenziali, sessuali, affettivi, parentali e sociali. I rapporti prematrimoniali allora creavano forti preoccupazioni, considerato il numero crescente di donne incinte che venivano abbandonate prima del matrimonio e i nascituri illegittimi, privi di protezione, votati alla povertà, all’orfanotrofio e all’affidamento a famiglie spesso interessate a sfruttarli.
La Chiesa e i Governi, in quegli anni, facevano i conti anche con l’alta percentuale di bambini morti e abbandonati e con l’aborto praticato in forme barbare e con feti da seppellire.
Feti che, avendo un’anima, dovevano essere salvati dal peccato originale con il battesimo.
Grande attenzione era infine dedicata al parto e al dopo parto. All’allattamento tramite balie. Ai rapporti coniugali. A un diverso ruolo dei mariti e padri nella responsabilità famigliare. Alla contraccezione che allora si limitava al Coitus interruptus, peraltro considerato dagli integralisti un peccato.
La figura della Madonna, in opposizione ai Protestanti contrari al suo culto, fu uno dei punti di forza della riforma cattolica scaturita dal Concilio di Trento.
Del resto la Chiesa in assenza di mezzi di prevenzione non poteva che puntare sulla verginità fino al matrimonio.
Fu così che quarantadue anni prima della costruzione della cappella di Tetti Giro, nel 1708, la concezione senza peccato tra Anna e Gioacchino, i genitori della Vergine, fu inserita nel calendario liturgico da Clemente XI. La data venne stabilita nell’8 dicembre cioè nove mesi prima della Natività di Maria fissata all’8 settembre. Notate! L’8 dicembre e l’8 settembre sono le due festività ancora oggi di Tetti Giro.
In questo modo Maria, preservata dal peccato originale, era considerata persona vivente fin dall’atto del concepimento e non da quando si sentiva il primo movimento. Ed ecco che di conseguenza, per traslazione, tutte le donne e i loro figli dovevano essere considerati sacri e in vita fin dal momento del loro concepimento. Sacri portatori del peccato originale, che poteva essere rimosso solo con il battesimo.
Da qui uno dei motivi della contrarietà all’aborto da parte dei Cattolici.
Del resto anche gli Illuministi si schierarono contro l’aborto perché ritenevano fondamentale il diritto di ogni feto di nascere in quanto persona che, come cittadino, meritava di essere tutelato dallo Stato nel diritto di vivere. L’Illuminismo Cattolico agiva in favore delle donne e dei nascituri con ciò rafforzando il maternalismo rispetto al predominante paternalismo.
Intitolando la chiesa alla Beata Vergine della Concezione i comunisti cattolici tettigiresi fecero un’operazione innovativa, che si inseriva nel solco della riforma cattolica. Un’azione di spirito femminista che sacralizzava la condizione delle donne e dei nascituri. Anticipando quello che cento anni dopo sarebbe diventato uno dei dogmi più importanti della Chiesa: l’ Immacolata Concezione proclamata da Papa Pio IX l’8 dicembre 1854, in pieno periodo Risorgimentale. Alla vigilia dell’unità d’Italia e della fine del Potere Temporale.
Come tutti gli Italiani i Comunisti di Tetti Giro assistevano allo stimolante conflitto tra il Papa Pio IX e il concittadino santenese, Primo Ministro, Camillo Cavour, il cui funerale, il 7 giugno 1861 fu oggetto di discussione. Circolava insistente la voce che oltre a essere scomunicato l’avessero avvelenato. Un confronto aperto e duro tra lo Stato e la Chiesa, tra cattolici e laici tradizionalisti e riformatori: il sale della vita dell’Italia Unita.
Poi il 18 luglio 1870 il Concilio Vaticano I proclamò il dogma dell’Infallibilità e del Primato del Papa. Il 2 settembre, a Sedan, i Francesi furono sconfitti dai Prussiani. Il XX settembre 1870 ci fu la Presa di Roma. Finiva fortunatamente il potere temporale del Papa-Re. Contemporaneamente si realizzava il sogno di Camillo Cavour di avere la Città eterna come capitale d’Italia.
L’8 dicembre Pio IX proclamò San Giuseppe Patrono della Chiesa cattolica indicandolo come modello della figura paterna nelle famiglie.
Tirate le somme, la gestione comunista è durata più di 230 anni. Finché, nel 1984, la Cappella è passata nella proprietà della Parrocchia di Santena. I Comunisti non sparirono. Ci sono ancora, ma sotto altre forme. L’orgoglio per ciò che hanno fatto i loro antenati è ben presente. Il senso comunitario a Tetti Giro è vivo, basato su una solida visione religiosa, culturale, storica e sociale.
Scegliendo l’emancipazione della donna e la gestione associata di un bene comune i Tettigiresi hanno dimostrato di come il popolo italiano seppe stare al passo con la nascita dello stato sociale unitario. Santena non è dunque importante solo per Camillo Cavour. Ma per ciò che hanno fatto donne e uomini di umili origini che meritano tanta ammirazione.
*Testo completo dell’intervento recitato a “Stasera debutto”, venerdì 17 ottobre 2025, nel Teatro Elios, di Santena
Gino Anchisi
da Santena, la città di Camillo Cavour, 19 ottobre 2025
