SANTENA – 19 novembre 2025 – Ragionare sull’Italia Unita significa fare i conti con il Cattolicesimo e le sue innumerevoli sfumature. Con il laicismo e le sue differenziazioni. Vittoria Savio, cittadina del Mondo, collega la storia dei nostri antenati ai giorni nostri.
La comunità del Bacino Idrografico del fiume Banna ha l’onore di avere tra i suoi abitanti una donna che ha ricevuto una delle massime onorificenze civili dello Stato Italiano. E’ Vittoria Savio (Airali di Chieri 1934-2024), laureata in matematica, insegnante, imprenditrice e volontaria internazionale. Insignita nel 2003 dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi del titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine della Stella d’Italia per l’azione svolta nel promuovere legami e rapporti di amicizia e collaborazione tra l’Italia e il Perù.
L’opera di Vittoria e dei suoi collaboratori al fianco della popolazione povera si è svolta dal 1982 al 2024. Prima in diverse località delle Ande. Poi dal 1992 a Cuzco, tramite il Centro Yanapanakusun (Aiutiamoci), dove si è concentrata nel liberare dalla schiavitù –dando lavoro, scuola e casa, le basi per la mobilità sociale – le bambine della regione comprate da famiglie benestanti per essere sfruttate al loro servizio. E nel sostenere l’istruzione di bambini poveri.
Non è dunque un caso se il suo nome è tra le nove donne che Antonella Barina racconta nel libro “Donne dell’altro mondo” ed. Manni, 2025. Nel volume, a conferma della secolare tradizione chierese nella costruzione dello stato sociale in Italia e nel Mondo, c’è anche un’altra chierese: Chiara Burzio, già coordinatrice medica di “Medici senza Frontiere”.
Vittoria Savio, cugina di terzo grado di san Domenico Savio, ha svolto un’intensa attività sociale potendo contare su risorse proprie o provenienti da istituzioni, enti e associazioni. Su aiuti ricevuti dalla famiglia e da gruppi di sostegno del Nord-Italia e d’Europa.
La sua opera si inserisce nella storia e nella cultura della comunità che vive nel quadrilatero Chieri, Villanova, Carmagnola, Moncalieri. La terra di Camillo Cavour e dei Santi Sociali: Giovanni Bosco, Giuseppe Cafasso e Giuseppe Allamano. Della beata Enrichetta Dominici, cofondatrice con Giulia di Barolo, della congregazione delle suore di Sant’Anna. Del beato Giovanni Boccardo di Moncalieri. L’area della stazione ferroviaria di Villanova, punto di incontro tra Don Bosco e i suoi contemporanei e collaboratori. La terra di sacerdoti e di mancati chierici formati nella fucina del seminario arcivescovile di Chieri e di donne e uomini facenti parte dei ceti emergenti nell’Ottocento. Di migliaia di volontari e benefattori di questi anni, tra i quali Ernesto Olivero.
Vittoria Savio è figlia di una cultura antica. Che lega indissolubilmente Chieri, con la sua borgata Santena, e il Bacino del Banna alla costruzione dello stato sociale in Italia e nel Mondo. E alla realizzazione dello Stato unitario, dalle Alpi alla Sicilia, con una catena che va oltre Camillo Cavour. Una terra profondamente cattolica che ha vissuto tutti i travagli della Chiesa e di una Penisola serva di padroni stranieri. Che nell’Ottocento ha partecipato alla nascita dello Stato moderno, figlio della riforma cattolica scaturita dal Concilio di Trento e dell’Illuminismo. La terra di due grandi protagonisti della storia mondiale: Cavour e don Bosco, capaci vicendevolmente –con la loro attenzione alla sociologia, all’economia sociale e agli interessi emergenti nella comunità– di riformare la Chiesa e lo Stato. Due artefici dell’Italia unita, l’uno necessario all’altro pur nella differenza di visioni. Testimoni, insieme ai loro contemporanei, della nascita dello Stato unitario che, accanto alla struttura giuridico-amministrativo-diplomatica di stampo liberale, costruiva lo Stato sociale secondo valori cattolici di fratellanza, eguaglianza, libertà e giustizia. La Stella d’Italia Vittoria Savio e i suoi amici e collaboratori, di questa storia sono parte viva e attuale.
Gino Anchisi
da Santena, la città di Camillo Cavour, 18 novembre 2025
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IMMAGINI gentilmente fornita da Gino Anchisi

