SANTENA – 27 dicembre 2025 – Suor Rosa Govone. Giulia di Barolo. Nate e vissute insieme per secoli, Chieri e Santena si sono separate nel 1879. La loro storia parla di una comunità in cui si è formato lo stato sociale moderno.
La comunità di Santena ha una storia antica. Legata mani e piedi a Chieri di cui era la borgata più importante per l’agricoltura e la logistica. Per la relativa abbondanza d’acqua fornita dalle sorgive e dal Banna: fonte di energia indispensabile per far girare le industrie e i molini del tempo. Per bagnare e stringere le trame e gli orditi e per lavare le stoffe, compresi i Jeans. Non a caso, quando Santena divenne comune autonomo, Giuseppina Benso di Cavour chiese al teologo Gaspare Bosio di scriverne la storia per indicare le identità con Chieri maturate dal tempo dei Romani, nel Medioevo, nel Rinascimento e nel Risorgimento.
Chieri e Santena sono anche terra di Santi Sociali e dei loro collaboratori e contemporanei. A proposito dei Santi una cosa va precisata. Il “primo”, anzi, “la prima” è una donna della provincia piemontese ma, nonostante la sua immensa e moderna opera per l’emancipazione femminile, la pratica per la sua beatificazione non è mai stata aperta. E’ suor Rosa Govone (1716-1776), terziaria Domenicana di Mondovì, che con l’amica Marianna Viglietti e un sacerdote riformatore, G.B. Trona, consigliere spirituale del re Carlo Emanuele III, fondò nel 1742 a Mondovì “Il ritiro delle Rosine”. Una casa per l’istruzione, la formazione e il lavoro di fanciulle e donne di strada, abbandonate o prive di mezzi che una volta indipendenti economicamente acquisivano libertà di scelta. Nel 1755, suor Rosa aprì una residenza a Torino in via Maria Vittoria. Le Rosine erano una comunità autonoma. Un’avanguardia che a metà ‘700 applicava i principi illuministi sul ruolo sociale assunto da chi produceva la ricchezza della comunità con il lavoro, compreso quello femminile. Non vivevano di carità, non erano obbligate a prendere voti religiosi. Si autofinanziavano con lavori di sartoria, ricamo, cucito, rammendo, confezione di abiti, preparazione di stoffe. Dopo qualche anno si diffusero nelle province a Fossano, Savigliano, Saluzzo, Novara, Iglesias e S. Damiano d’Asti. Il regio Censimento del 1823 di Chieri, la città del tessile, conferma la loro presenza, iniziata nel 1771. Qui la sorella di Silvio Pellico, Giuseppina, per lungo tempo fu maestra e superiora del Ritiro. Dopo arrivarono gli uomini. A Chieri, di cui Santena era parte integrante, nel seminario arcivescovile, attivo dal 1828 al 1949, si formarono i santi sociali: don Giovanni Bosco, Giuseppe Cafasso, Giuseppe Allamano. Nel 1842 venne a morire Giuseppe Cottolengo.
Se Rosa Govone può essere considerata la prima in ordine di tempo, la seconda è Giulia di Barolo. Col marito Tancredi nel 1814 iniziò ad occuparsi delle donne incarcerate. Quindi nel 1823 creò nel quartiere Valdocco l’ “Istituto del Rifugio” per il recupero di donne traviate, ex carcerate e ragazze madri. Lì vicino il canonico Cottolengo comperò un terreno su cui sarà edificata la Piccola Casa delle Divina Provvidenza. Lì accanto San Giovanni Bosco, già cappellano nel Rifugio dei Barolo, insediò la Società dei Salesiani. Nel 1834 i Barolo fondarono le suore di Sant’ Anna che nel 1835 aprirono nella borgata di Santena la loro prima scuola gratuita per fanciulle fuori le mura di Torino, finanziata dall’amica Filippina di Sales, la nonna di Camillo Cavour. Poi vennero le case di Chieri, Moncalieri e Carmagnola di Enrichetta Dominici, la superiora che nel 1861 aprì la congregazioni alle missioni nel Mondo.
Lo sviluppo dello stato sociale legava Santena e il Bacino idrografico del Banna all’Italia unificata da Camillo Cavour.
Gino Anchisi
da Santena, la città di Camillo Cavour, 27 dicembre 2025.
*
IMMAGINI fonte: www.santiebeati.it
