SANTENA – 18 gennaio 2026 – Da Thomas Jefferson a Donald Trump una lunga serie di acquisizioni territoriali a suon di $. L’Unione Europea deve fare i conti con la superpotenza USA, la sola con solide basi democratiche a differenza della autocrazie di Russia, Cina e India.

Nel 1803, in casa Cavour, la notizia della cessione da parte di Napoleone della Louisiana ai nascenti Stati Uniti giunse come un fulmine. Dopo aver combattuto contro i colonizzatori francesi i Benso -compreso l’ancora scapolo Michele, futuro padre di Camillo- si erano adeguati alla realtà. Cessati gli eccessi rivoluzionari, il Primo Console Bonaparte rappresentava la stabilità per dei nobili santenesi-chieresi, residenti a Torino, che ormai si erano riconvertiti in moderni imprenditori. L’amicizia con il Generale Menou, governatore del Piemonte, annesso alla Francia nel 1802, favoriva gli affari dei Benso. Napoleone, dopo aver superato momenti di difficoltà come la guerra persa in Egitto e la rivolta stroncata degli schiavi di Haiti –dove era morto di febbre gialla il Generale Leclerc, primo marito di Paolina Bonaparte, madrina di battesimo Camillo Cavour– aveva bisogno di soldi. Doveva sostenere l’esercito e affrontare i costi del governo dello Stato di cui si accingeva a diventare, nel 1804, Imperatore. I Francesi dopo aver sostenuto la vittoria dei coloni rivoluzionari americani nella guerra contro gli Inglesi con la vendita della Louisiana ricevevano denaro e si toglievano un peso. Inoltre rafforzavano in funzione anti inglese l’ex colonia che praticamente raddoppiava verso Ovest, dalla Florida al Canada, il suo territorio. L’acquisto di enorme valore geopolitico comprendeva gli odierni: Arkansas, Missouri, Iowa, Oklahoma, Kansas, Nebraska, Minnesota, Dakota del Nord, Dakota del Sud, parte del New Messico, del Texas, del Montana e del Colorado. L’artefice dell’accordo di 15 milioni di $ per gli Americani, era il Presidente Thomas Jefferson. Per gli Stati Uniti si apriva una pratica di acquisizioni che proseguì nell’Ottocento, nel Novecento e oggi con la Groenlandia.

Nel 1867 gli Americani comprarono l’Alaska dalla Russia per 7,2 miloni di $, circa 150 milioni odierni. Una cifra irrisoria se si pensa alla posizione strategica tra l’Artico e l’emisfero Nord dell’Oceano Pacifico e alle immense risorse naturali. Nel 1898, con la fine della guerra contro la Spagna, gli Stati Uniti divennero una potenza imperiale acquisendo al costo di 20 milioni di $ nell’Oceano Pacifico occidentale le Filippine e l’isola di Guam e nel Mar dei Caraibi Porto Rico. Poi nel 1917 comprarono dalla Danimarca le Isole Vergini Americane. L’acquisto di territori tramite contratti fa dunque parte della storia statunitense. Trump non ha inventato una cosa nuova. L’interesse per la Groenlandia visto il suo valore strategico e geopolitico è in continuità col passato. Per le risorse minerarie, per la difesa e il controllo militare delle nuove vie commerciali dell’Artico e del Nord dell’Oceano Atlantico rese percorribili dal cambiamento climatico.
Se oggi l’idea di comprare la Groenlandia sembra balzana, ancor più strampalata è l’ipotesi che l’Unione Europea lasci la sicurezza della navigazione nell’Oceano Atlantico in balia degli interessi di USA, Russia e Cina. La questione è seria e riguarda il futuro dell’Alleanza Atlantica e quindi dell’Europa e degli Stati Uniti. Trump è un eccentrico rappresentante degli interessi americani, dai modi inaccettabili, dal linguaggio inusualmente sguaiato Che va oltre gli equilibri su cui si è basato finora il benessere dell’Europa. Che mette in discussione le alleanze scaturite dopo la Seconda Guerra Mondiale. Per gli Europei sarà un guaio se le miopie nazionaliste, la negazione del valore della comune radice cristiana, i diversi interessi geopolitici e sociali e l’accidia rispetto ai cambiamenti in corso sfociassero nella sottovalutazione della svolta impressa dagli Americani nelle relazioni mondiali. Intanto nel 1804 Napoleone, con mossa dirompente s’incoronava Imperatore dei Francesi in Notre Dame. Sei anni dopo, in un’Europa sconvolta, nasceva Camillo Cavour.
Gino Anchisi
da Santena, la città di Camillo Cavour, 18 gennaio 2026
