SANTENA – 4 febbraio 2026 – Per non dimenticare, la città di Santena ha ricordato il Giorno della Memoria e il Giorno del Ricordo. Le cerimonia si è svolta domenica 1° febbraio 2026. Di seguito la relazione, integrale, di Claudia Tosco, presidente dell’Associazione culturale Europa, con l’intervento sulla Memoria e sul Ricordo, sulle vittime della Shoah, delle foibe e dell’Esodo giuliano-dalmata.
Domenica mattina, dopo l’omaggio della cittadinanza al monumento in onore dei santenesi caduti durante le ultime guerre, autorità civili, volontari delle associazioni e i cittadini si sono spostati in sala consiliare. Qui, dopo l’indirizzo di saluto dell’amministrazione comunale, opera di Paolo Romano, vicesindasco, Claudia Tosco, ha letto questo: «Anche quest’anno siamo qui per ricordare quello che è successo anni fa e che è quanto mai attuale alla luce di quanto sta accadendo nel mondo. La memoria rischia di essere oscurata dalla crudeltà del presente. n tutti i continenti ci sono scontri, guerre che preoccupano e ci domandiamo perché questi folli si comportino così. Ci sono gli israeliani – o meglio il governo israeliano – che vogliono vendicarsi di quello che hanno subito ed allora tentano di distruggere i palestinesi, macchiandosi a loro volta di crimini gravissimi, e rischiando con la terribile situazione di Gaza di far riesplodere l’antisemitismo. In Iran il governo dei pasdaran fa sparare e condannare a morte i dissidenti che chiedono un minimo di libertà. I russi che attaccano l’Ucraina per impossessarsi di territori che dicono in passato fossero loro. Gli USA che vogliono la Groenlandia perché a loro serve. E poi, ancora, i Curdi che sono nuovamente sotto attacco e così i tailandesi e i cambogiani e altre guerre sparse in Africa di cui ignoriamo l’esistenza».

Claudia Tosco ha aggiunto: «Diciamo che il mondo è folle. Se noi fossimo più attenti ci ricorderemmo di che cosa avvenne negli anni che sono ricordati come ricordo e memoria. Anche quest’anno la città di Santena ha scelto di celebrare in un’unica data le due ricorrenze, perché pur essendo tragedie diverse, hanno un denominatore comune: l’odio dell’uomo verso colui che considera diverso da se per: razza, religione, credo politico, provenienza geografica; proprio quello che sta nuovamente avvenendo in varie parti del mondo».
La presidente di Europa ha proseguito: «La malvagità umana generata dal Nazional Socialismo Italiano e Tedesco nell’indifferenza quasi generale, ha dispiegato tutte le sue forze per annientare milioni di persone nei campi di sterminio e di lavoro, persone che non avevano nessuna colpa se non quella di appartenere a un popolo che i nazifascisti consideravano nemici per razza, credo politico o altro. Così il nazionalismo slavo in Istria e Dalmazia eliminò migliaia di persone uccise nelle foibe o costrette a lasciare le loro terre, le loro case e il loro lavoro per rifugiarsi in Italia, come ritorsione per torti subiti, ma colpendo magari chi con questi torti non centrava nulla. Torino città medaglia d’oro della resistenza è disseminata di pietre d’inciampo che ricordano i torinesi morti nei lager. Torino città di Furio Colombo promotore con altri della legge che 55 anni dopo la liberazione istituiva il Giorno della Memoria. L’Italia infatti con la legge numero 211, del 20 luglio 2000, ha istituito il Giorno della Memoria in ricordo dello sterminio del popolo ebraico, Shoah e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti da celebrarsi il 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. Il giorno in cui ricordiamo che è nazista e voluta da Hitler, la soluzione finale, ma è del fascismo la colpa d’aver ordinato in Italia l’antisemitismo di stato, d’aver ridotto il paese a ingranaggio della macchina di morte, d’aver macchiato la nostra storia di quella vergogna».

Claudia Tosco ha proseguito: «Nel 1938 dieci scienziati italiani avallarono il “Manifesto della razza”, ispirato e in parte scritto da Mussolini che lo lanciò il 18 settembre del 1938 a Trieste, applaudito da 150.000 persone. Manifesto sottoscritto anche dal re Vittorio Emanuele III. Manifesto che privò dei diritti cittadini italiani senza colpe se non quella di essere ebrei. I ragazzi furono espulsi dalle scuole, dai licei, dalle università. I professori vennero cacciati dalle cattedre. Cacciati impiegati, dirigenti, giornalisti dagli uffici pubblici e dalle banche. Nel 1943 la Repubblica Sociale confiscò i beni degli ebrei, li arrestò e li deportò. Caricati su carri bestiame furono deportati nei campi italiani di Bolzano, Fossoli, Risiera di San Sabba o direttamente nei campi di sterminio in Germania o in Polonia. Le bande italiane come la Decima Mas, la Muti e la Milizia fascista, fiancheggiatori dei nazisti contribuirono agli omicidi o agendo in proprio o su delazione dei cittadini comuni: un bambino valeva mille lire, un adulto 5000».
«Sono verità queste senza attenuanti ha detto Claudia Tosco -. Ci sono altre cose tenute per lungo tempo nascoste: italiani deportati nei lager per motivi politici, vedi comunisti, cattolici, socialisti, liberali e militari internati dopo l’8 settembre – 600.000 dei quali scelsero la fame e la schiavitù per non servire la Repubblica Sociale Italiana di Salò. Recentemente la premier Giorgia Meloni ha riconosciuto, finalmente, la responsabilità del regime fascista italiano nell’Olocausto. Il primo novembre 2005 l’ONU fece proprio Il 27 gennaio Giorno della Memoria che da quella data è diventato internazionale. Gli eventi dai quali ha origine l’esodo istriano sono conducibili alla caduta del regime fascista di Benito Mussolini e con il successivo scioglimento del relativo partito e la dissoluzione delle forze armate italiane. Nelle regioni balcaniche confinanti con l’Italia le forze comuniste di Josip Broz, conosciuto come Tito, presero il sopravvento sui territori di Croazia e Slovenia. Con l’armistizio dell’8 settembre 1943 esplose la prima ondata di violenza. I partigiani di Tito si vendicarono dei fascisti, colpevoli di aver condotto su quegli stessi territori una politica di italianizzazione piuttosto violenta, gestita con metodi discutibili nel periodo a cavallo delle due guerre. I fascisti e gli italiani ostili al comunismo diventarono nemici da eliminare: iniziò così il massacro delle foibe. Migliaia di persone furono gettate nelle foibe, cavità carsiche, tipiche della Venezia Giulia, utilizzate in precedenza anche dai fascisti per eliminare gli avversari politici. Dopo una fase di resistenza da parte dei tedeschi, con la caduta del terzo Reich, il IX Korpus di Tito occupò l’Istria e la Dalmazia; siamo nel maggio del 1945. Il nuovo governo comunista si accanì nuovamente contro gli italiani. I prigionieri venivano legati uno all’altro con fil di ferro, si sparava sui primi che cadendo nella foiba trascinavano con loro i restanti, con la terribile morte che possiamo immaginare».

Ancora, Claudia Tosco, ha continuato: «Con il Trattato di Parigi, firmato il 10 febbraio del 1947, la Jugoslavia ottenne l’Istria, Fiume, Zara, la Dalmazia e le isole del Quarnaro. Iniziò così la gestione degli italiani da parte delle forze di Tito. L’intento di Tito si palesò chiaramente in una strategia che mirava ad una integrazione subordinata degli italiani ritenuti meritevoli, mentre tutti gli altri erano da espellere. Da stime fatte si dice che dal 1944 al 1958 più di 250.000 persone furono costrette ad abbandonare le proprie case, le proprie terre al confine orientale con l’Italia per cercare fortuna altrove. Gli esuli arrivati in Italia non furono accolti bene, la maggior parte venne sistemata in campi profughi allestiti all’interno di caserme, scuole e strutture varie. Oltre ai disagi gli esuli giuliano-dalmati furono costretti a sopportare l’atteggiamento ostile dei connazionali».
«Per molto tempo – ha letto Claudia Tosco -, eventi come il massacro delle foibe e l’esodo istriano sono stati silenziati, per motivi culturali, ideologici e politici. Addirittura nella testa della popolazione italiana c’era l’idea radicata che gli esuli fossero in realtà fascisti. Il governo fu in grado di avviare un massiccio programma di assistenza comprendente sussidi, collegi per minori, riserve di posti nella pubblica amministrazione, edilizia popolare, e la creazione di villaggi istriani. Ci fu anche l’intervento di Opere di Assistenza. Il boom economico favorì la collocazione degli esuli nel mercato del lavoro che portò all’integrazione sociale Rimase però la ferita della memoria, che è il prezzo dell’integrazione, in una Italia che voleva gettarsi alle spalle i brutti ricordi della guerra e del dopoguerra. Quella ferita sarebbe stata sanata con la legge n.92 del 30 marzo 2004 quando fu istituito il giorno del ricordo in memoria delle vittime delle Foibe, dell’esodo giuliano dalmata, delle vicende del confine orientale e la concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati». Claudia Tosco ha chiuso così la sua relazione: «Dopo aver preso atto di quanto successo non moltissimi anni fa ci si domanda: ma perché nuove guerre, nuovo dolore? BASTA. BASTA. BASTA».



