Santena. L’Italia unita vista dalla Banna. Puntata 422

SANTENA – 15 febbraio 2026 – Nei secoli quelli del Bacino del Banna (Pianalto, Chierese, Carmagnolese e Moncalierese) sono stati protagonisti della storia capitalista, civile e religiosa italiana ed europea.

 


Questa lettura della storia del Bacino del Banna nasce dalla constatazione che questo territorio posto sulla via Francigena, sull’asse Asti–Chieri–Valsusa–Fiandre, è stato protagonista nel XII secolo della nascita del capitalismo. In continuità con allora, qui si parla del ruolo svolto dalle generazioni vissute nell’Ottocento. Di coloro che, sulle ali di Camillo Cavour e di San Giovanni Bosco, hanno lavorato dando un contributo fondamentale alla nascita di uno Stato unitario nel cuore del Mediterraneo e dell’Europa. Una lettura che va contro il Novecentismo. Che riconosce il valore del Settecento e dell’Ottocento evidenziando il peso degli interessi espressi dalle nuove categorie nella società risorgimentale.

Quando in Italia, in particolare in Piemonte, il conflitto tra le classi privilegiate (nobiltà, grandi affittuari, gerarchie ecclesiastiche e militari) e le categorie emergenti (imprenditori, lavoratori salariati delle campagne e delle città e dai ceti burocratico, impiegatizio e commerciale) fu essenziale per il cambiamento. Significativo fu pure il ruolo dei piccoli proprietari agricoli del Bacino del Banna–con mezzadri e medi e grandi possidenti– che innalzarono la produttività grazie al lavoro, alla meccanizzazione e ai concimi. Chi produceva la ricchezza della società non lottava solo contro i privilegi e le rendite di posizione ma rivendicava di partecipare alla gestione del potere e alla determinazione della tassazione. Per gli innovatori i modelli di riferimento erano: il Regno Unito, la Francia, gli Stati Uniti d’America, la Svizzera. A questi guardava il Regno di Sardegna, lo Stato cuscinetto e di frontiera, dotato di un efficiente esercito, nonché di università e di accademie attente alle scienze. Lo Stato uscito sconfitto dalla guerra con l’Austria del 1848-49, ma vincente perché aveva mantenuto lo Statuto Albertino.

Don Giovanni Bosco

Uno Stato moderno dove protagonista della scena era una società civile e religiosa eterogenea e profondamente cattolica. Con una Chiesa che per stare al passo coi tempi doveva riformarsi per confrontarsi con i cambiamenti in corso. In difficoltà a tradurre in pratica le opere delle grandi figure dei Santi della riforma cattolica del Concilio di Trento, cui si ispiravano chierici e laici che guardavano alla Chiesa sociale. A una Chiesa nuova, poco portata all’adorazione perpetua, ma attenta ai processi in corso, capace di compromessi con le parti imprenditoriali e riformiste dello Stato. Anticipatrice dello stato sociale. Attiva nella Pianura Padana, in particolare nel Piemonte di Rosa Govone, di Giulia di Barolo, del Cottolengo e di don Bosco. Una Chiesa giovane, in concorrenza con lo Stato e contemporaneamente in contrasto. Conciliatorista ma anche intransigente. Attenta al benessere comune, all’assistenza e alla difesa dei poveri e degli emarginati. All’istruzione, alla formazione professionale e alla tutela degli interessi degli operai, delle donne, degli artigiani–industriali e delle giovani generazioni.

Temi tremendamente moderni che saranno accolti, dopo quasi un secolo, nella “Rerum novarum” di Papa Leone XIII. L’enciclica del 1891 che finalmente riconosceva il valore del lavoro, della classe operaia salariata e della proprietà privata, peraltro tutelata dalla Costituzione del 1848. Che condannava il liberismo sposando invece il vetusto corporativismo medievale. Inequivocabilmente contraria al Socialismo sostenitore della comunanza dei beni e negatore dell’iniziativa privata.

Questo nell’Ottocento era il contesto in cui operavano gli abitanti del Bacino Idrografico del fiume Banna: terra di riformisti, di santi sociali come San Giovanni Bosco e di politici come Camillo Cavour. Terra di buoni compromessi tra Chiesa e Stato come fu, dopo la Presa di Roma, la legge sulle Guarentigie del 1871. Voluta da Emilio Visconti Venosta, cittadino onorario di Santena, la città imbuto del Banna.

Gino Anchisi
da Santena, la città di Camillo Cavour, 15 febbraio 2026