POIRINO – 24 febbraio 2026 – Don Emanuele Amaretti. Un amico di don Giovanni Bosco e Antonio Rosmini, in rapporti con il re Carlo Alberto. Poirino, al centro del Bacino idrografico del Banna, conferma il forte contributo dato dai Cattolici al processo culminato con la nascita dello Stato unitario. Nonostante l’anticlericalismo e l’antisecolarismo.
A Poirino ci sono i Thaon di Revel, Giovanni Alfazio, Paolo Gaidano, il frate minorita padre Giacomo da Poirino, il confessore di Camillo Cavour. Ma non solo. A Poirino è nato e ha operato un sacerdote che faceva parte della rete di persone che hanno concorso allo sviluppo della società italiana. Un protagonista della fitta schiera di laici e chierici che hanno collaborato con i Santi Sociali della Chiesa Italiana e mondiale e con la parte governativa dell’Italia liberale. Il suo nome è Don Emanuele Amaretti (Poirino 11 marzo 1807- 21 luglio 1876), nato nella casa di piazza Italia 4, da una famiglia benestante. Ordinato sacerdote nel 1833, nel 1838 nominato da Carlo Alberto a reggere la Reale parrocchia (di 1000 anime) di Stupinigi. Una posizione prestigiosa, significativa per la vicinanza al Re che ha avuto un fondamentale ruolo nella modernizzazione del Regno di Sardegna e nella storia d’Italia e d’Europa dal 1821 al 1849. Don Amaretti fu protagonista con Don Giovanni Bosco nella miracolosa impresa di ospitare nella parrocchia e nei viali di Stupinigi nel 1855, ben 300 giovani detenuti del carcere minorile di Torino. Rinchiusi ne “La Generala” costruita nella zona sud di Torino, detta Mirafiori.

Le prigioni erano uno dei campi dove Don Bosco esercitava il suo ministero sacerdotale. “La Generala” era la casa correzionale dei minorenni, dipendente dal Ministero degli Interni. Lì i ragazzi, raggiunti i 20 anni, venivano incorporati nell’Esercito oppure trasferiti nelle galere degli adulti per terminare le loro pene. In quel contesto Don Bosco, col permesso del Direttore, cercava di applicare l’esperienza educativa maturata negli oratori. Nella Pasqua del 1855 il Santo di Castelnuovo decise di alleviare la prigionia portando i carcerati in passeggiata, dal mattino alla sera, alla vicina Stupinigi. Fece la proposta a un perplesso Direttore, convinto che nessuno più sarebbe rientrato. Don Bosco però insistette e il Direttore si impegnò a parlarne al Ministro. Il Ministro era Urbano Rattazzi, il nemico della Chiesa, il mangiapreti, l’autore degli espropri dei beni degli ordini religiosi, che da persona scaltra e intelligente volle incontrare don Bosco. Al quale, nel dargli l’autorizzazione, disse di voler preparare una scorta di carabinieri travestiti pronti a usare la forza se necessario. Il Santo rifiutò i carabinieri e Rattazzi, curioso di vedere il risultato, lasciò fare. Don Bosco organizzò la gita per l’indomani. La gioia tra i giovani era palpabile. A Stupinigi li aspettava il Rev. Emanuele Amaretti. Per prima cosa entrarono in chiesa per la Messa, poi cominciarono le gare e i giochi sotto i viali del Castello, intervallati dal pranzo e dalla cena.
La sera rientrarono tutti in prigione. Rattazzi rimase colpito dal risultato inaspettato. Da lì ebbe inizio una relazione diretta con Don Bosco che avrebbe dato buoni frutti, sia per lo Stato sia per la Chiesa, nei decenni successivi. Una prova verrà con le nomine dei vescovi nel 1867. Don Amaretti fu dunque protagonista di un’iniziativa avveniristica che ancor oggi vale come esempio per il recupero di giovani detenuti spesso per colpe non loro. Segno della esistenza di una rete di collaborazioni dialoganti tra rappresentanti dello Stato e della Chiesa. Del resto Don Amaretti era avvezzo alle novità. Fu tra i sacerdoti che ebbero come riferimento il grande innovatore della chiesa cattolica: l’Abate Antonio Rosmini. Il fondatore della congregazione “Istituto della Carità”, amico di Alessandro Manzoni, di Camillo e Gustavo Cavour e del re Carlo Alberto il quale nel 1836 affidò l’abazia più importante della via Francigena, la Sacra di San Michele, ai Rosminiani. Due anni dopo Carlo Alberto assegnò a Don Amaretti la parrocchia reale di Stupinigi. Da lì in avanti le relazioni con i Rosminiani (l’Abate morì il 1° luglio 1855) si fecero via via più intense e profonde. Fino a quando Don Amaretti fondò, nel 1866 a Poirino, l’asilo per bimbi da tre a sei anni di entrambi i sessi e la scuola elementare femminile fino alla quarta (foto in testa al post). Scuola che si avvalse delle Suore della Provvidenza, rimaste a Poirino fino al 2022. Garantendo, nel corso di 156 anni, alle giovani e ai giovani di Poirino e dintorni l’alto livello di istruzione, formazione ed educazione tipico delle scuole rosminiane. Un’opera che tutt’oggi prosegue nell’Istituto Amaretti, scuola paritaria dell’Infanzia e Primaria, di via Amaretti, 5 di Poirino.
Gino Anchisi
da Santena, la città di Camillo Cavour. 24 febbraio 2026.
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FONTE immagine: https://istitutoamaretti.it/
