Santena. Importanza dell’opinione degli italiani. Puntata 424

SANTENA – 4 marzo 2026 – Come si forma l’opinione degli Italiani ai tempi della guerra contro la teocrazia iraniana? Da queste parti sono nate una parte dell’Italia e dell’Europa Unita. Cavour e don Bosco erano esperti della questione sociale, dell’orientamento dell’opinione pubblica e di politica internazionale.

Dire che il fenomeno più significativo dell’Ottocento è l’emersione dell’opinione pubblica è cosa banale. Ci mancherebbe. Dire che l’Ottocento si caratterizza per l’entrata sulla scena politica della questione sociale e di conseguenza di una nuova opinione pubblica è cosa corretta. L’Ottocento (ma il processo era iniziato già nel Settecento) si contraddistingue in Italia per l’irruzione sulla scena sociale dei non possessori di beni, dei fin allora esclusi dal potere, che imponeva la costruzione di uno Stato capace di governare i processi innescati dalla rivoluzione tecnologica, scientifica e produttiva. In questo contesto l’opinione pubblica assunse un grande rilievo, sia per quanto riguarda la capacità extraistituzionale di indirizzare la società verso determinati obiettivi, sia per l’esercizio extragiudiziale di limitazioni e controlli sul potere.

Gino Anchisi (immagine di archivio)

Questione sociale e opinione pubblica acquisirono rilevanza grazie al fatto che nella società – nel passaggio da un regime feudale a un sistema capitalista contrassegnato dall’espansione della produttività agricola, industriale, commerciale, dei servizi e delle infrastrutture – emergevano nuovi interessi espressi dalle categorie produttive. Un sistema nel quale le istanze di giustizia e di eguaglianza di matrice cristiana, fatte proprie dall’Illuminismo, trovavano espressione in variegate visioni liberali e socialiste, non prive del corporativismo medievale. Nella fase di definizione dei nuovi assetti di potere il ruolo della opinione pubblica e del modo in cui essa si formava ed evolveva divenne sostanziale.

Camillo Cavour

Un esempio venne dal nostro Camillo Cavour, alla vigilia della rivoluzione europea del 1848. Quando nel dicembre del 1847 – prima dello stesso Manifesto del Partito Comunista di Marx e Engels – editava su “Il Risorgimento”, il Manifesto dei Riformisti finalizzato ad orientare l’opinione degli Italiani verso la formazione di uno stato moderno di stampo liberale.

Altrettanto importanti furono le ricadute delle trasformazioni sociali per la Chiesa cattolica nella quale erano ricompresi il 99 per cento degli italiani. Una Chiesa che per secoli, dai pulpiti delle chiese di campagna e di città, aveva svolto un forte ruolo di indirizzo dell’opinione pubblica si trovò a dover fare i conti con la società moderna costituzionale. In gioco c’era la distinzione dei ruoli e dei compiti da assolvere nella società civile e nella società religiosa. In questo contesto fondamentale fu l’esperienza dai cattolici dello Stato italiano più aperto alla modernizzazione: il Regno di Sardegna. Dove una Cattolicità, avvezza a fare i conti con le eresie Valdese e Catara e con i protestanti Olandesi, Inglesi, Svizzeri e Francesi, grazie alla spinta dei Santi Sociali (Rosa Govone, Giulia di Barolo, Benedetto Cottolengo, Antonio Rosmini, Giuseppe Cafasso, don Bosco e altri) costrinse l’alto clero, la teocrazia romana, il Papa e la società a confrontarsi con l’inclusione del popolo e con la formazione della opinione pubblica. Non a caso Don Bosco e i Salesiani sono stati significativi nella diffusione di moderni strumenti per l’orientamento delle idee quali la stampa e le pubblicazioni cattoliche, nonché nella formazione dei tecnici tipografici in Italia e poi nel Mondo. Da qui riparte la domanda su come e dove si forma l’opinione degli Italiani in questi tempi da Terza mondiale.
Gino Anchisi
da Santena, la città di Camillo Cavour, 4 marzo 2026
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IMMAGINI:
-in testa del post: Foto di Peggy und Marco Lachmann-Anke da Pixabay
-Camillo Cavour, fonte https://fondazionecavour.it/