“Eravamo la città delle auto, vogliamo diventare la città delle armi?” Messaggio del cardinal Roberto Repole per la Festa del lavoro, 1° maggio 2026

TORINO  – 29 aprile 2026 – “Eravamo la città delle auto, vogliamo diventare la città delle armi?”. Questa è una delle frasi finali del  Messaggio del cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, per la Festa del Lavoro 2026, nella memoria liturgica di San Giuseppe Artigiano.

Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa (Immagine di archivio, dicembre 2025. Foto RossoSantena)

MESSAGGIO INTEGRALE

Torino – Susa, 1° maggio 2026

Ai lavoratori, agli imprenditori e alle loro famiglie

«Carissimi,
il nostro cuore in questo tempo di guerra è turbato e deve vigilare per non abituarsi, deve restare inquieto. Anche la Festa del Lavoro, che i cristiani vivono guardando all’esempio mite di san Giuseppe Artigiano, contiene quest’anno motivi di inquietudine: desidero condividervi il mio turbamento al pensiero che le guerre seminano morte nel mondo eppure qui a Torino, a Susa e in Piemonte rappresentano un vantaggio economico per le aziende che producono forniture militari e si offrono come motore di rilancio dell’occupazione.

Ci va bene così? Accettiamo qualsiasi tipo di lavoro, purché sia lavoro? Lo domando a me prima che ad altri perché siamo corresponsabili, le nostre azioni e i nostri stili di vita sono intrecciati: la città siamo noi, tutti insieme.

Sappiamo che decenni di crisi industriale hanno lasciato sacche di disoccupazione da risolvere. Nessuno può pretendere che i disoccupati rifiutino le occasioni di lavoro, perché sono l’anello più fragile della catena. Però dobbiamo fermarci e riflettere, se sia umano darci tanto da fare per attrarre e sviluppare fabbriche di armi.

So che si preferisce parlare di industria della Difesa, ma è inutile girarci attorno: il mercato degli ordigni di morte sta fiorendo e sta distribuendo ricchi profitti agli azionisti solo perché le armi vengono usate in altre parti del mondo per uccidere e devastare. Credo che non possiamo cercare la vita con una mano e toglierla con l’altra, non possiamo disgiungere pace e lavoro. Vogliamo affidare alla guerra le speranze del nostro territorio?

Carissimi, faccio mie le parole di Leone XIV al corpo diplomatico: non basta parlare di pace, «occorre la volontà di smettere di produrre strumenti di distruzione e di morte». La guerra ha radici nell’odio e nelle ingiustizie del mondo, ma è anche un grande business economico e sta spingendo sulla produzione delle armi, probabilmente oltre il bisogno di difesa da parte di un Paese come l’Italia.

Allora fermiamoci, cari amici, e ragioniamo tutti insieme – istituzioni e cittadini, imprenditori, sindacalisti, famiglie – domandiamoci quali persone vogliamo essere, come vogliamo spendere le nostre esistenze e la nostra comunità: eravamo la città delle auto, vogliamo diventare la città delle armi? La Chiesa locale, con la sua Pastorale del Lavoro, è pronta a offrirsi come luogo di incontro, confronto e approfondimento.

Roberto Repole
Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa»

Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa. (Immagini di archivio, dicembre 2025. Foto RossoSantena)

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FONTE: comunicato Ufficio stampa Diocesi di Torino.

https://mail.google.com/mail/u/0/#inbox/FMfcgzQgLXvRBhrjlDvdnPczwdbhdKDq

www.diocesi.torino.it/ufficiostampa/card-repole-messaggio-per-il-primo-maggio-s-giuseppe-artigiano/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=comunicato+stampa+del+29+aprile+2026