CHIERI – 20 maggio 2026 – GIC, Gruppo imprese Chieresi e API cercano una convergenza sulla proposta di istituire una ZES, Zona economica speciale. L’incontro si è svolto nell’Officina Didattica 4.0 del CIOFS-FP di Chieri.
L’appuntamento è stato organizzato dal GIC, Gruppo Imprese Chieresi, in collaborazione con API Torino. Obiettivo dell’evento – cui hanno preso parte politici, ricercatori universitari e imprenditori del territorio – la ricerca di un confronto bipartisan sul tema, per arrivare a soluzioni condivise e percorribili.

Luca Davico, docente di Sociologia al Politecnico e all’Università degli Studi di Torino, ha aperto i lavori con una lectio tematica, concentrata su tre focus: demografia-giovani, economia-lavoro, mobilità-infrastrutture. Luca Davico ha sottolineato le difficoltà del Piemonte nel trattenere i giovani neo-laureati, gap che pesa anche sulla potenzialità di innovazione del territorio. Il docente ha quindi presentato dati relativi alla crisi industriale del Torinese e rimarcato come una conversione ad un altro assetto economico non sia così automatica. «L’Automotive resta una colonna portante, con settori come Elettronica e Informatica sempre più rilevanti ma sottovalutati -ha dichiarato- Si parla tanto di Aerospaziale, ma numericamente l’impatto è ancora basso, mentre il Turismo non può essere considerato come un’alternativa». Affrontando, infine, il tema della mobilità e delle infrastrutture, Luca Davico ha sottolineato la marginalità piemontese rispetto all’attuale asse portante economico italiano, anche per quanto riguarda la dotazione in ambito telematico. Luca Davico ha chiuso così, aprendo il dibattito: «In generale, teniamo conto che il cosiddetto “Nord Ovest” o “triangolo industriale”, un tempo motore industriale dell’Italia, non esiste più e il Piemonte è ormai fuori dalle zone trainanti a livello nazionale, con la nostra Regione a sua volta suddivisa in tre aree che vivono dinamiche differenti tra loro e la stessa Area metropolitana di Torino oggi assolutamente frantumata».

È stata quindi avviata la tavola rotonda sul tema specifico della ZES, moderata da Patrizia Corgnati, in cui si sono confrontati due rappresentanti del mondo imprenditoriale – Dario Kafaie, presidente GIC, Gruppi Imprese Chieresi, e Fabrizio Cellino, presidente API Torino – e due politici, l’assessore regionale alle attività produttive Andrea Tronzano e la capogruppo PD in Consiglio Regionale del Piemonte, Gianna Pentenero. Fabrizio Cellino, presidente API Torino, ha detto: «La situazione regionale è critica, occorre intervenire: la ZES, pur con alcune difficoltà tecniche da superare, sarebbe un grande elemento di supporto agli imprenditori piemontesi, a partire dalla sburocratizzazione. Non dobbiamo pensare che sia la panacea assoluta, in quanto serve anche un nuovo intervento nazionale per fronteggiare le problematiche emerse negli ultimi anni». La parola è quindi passata a Kafaie, che ha chiesto anch’egli soluzioni strutturali a favore dell’industria – quali appunto la ZES – bollando invece come “fumo negli occhi” la possibile alternativa data dal Turismo: «la nostra economia regionale ha bisogno di uno shock positivo, dopo tanti negativi. E la Zona Economica Speciale rappresenterebbe proprio questo». Andrea Tronzano ha sottolineato come la Regione Piemonte sia sensibile alle richieste da parte del mondo delle imprese, pur invitando a non parlare in termini troppo negativi dell’economia piemontese. Ha aggiunto che è in corso un’interlocuzione con il Governo Meloni per studiare un formato di ZES adattato alle esigenze specifiche del Piemonte. Anche Gianna Pentenero ha invitato a mettere a punto un sistema basato sull’attuale realtà territoriale, guardando al futuro e cercando di non ripetere errori passati: «Servono anche infrastrutture adeguate. Per non isolarci dal resto dell’Europa». Fabrizio Cellino, in chiusura, ha concordato «Sull’opportunità di valutare una ZES “su misura”». Dario Kafaie ha chiuso così l’incontro: «La ZES è una ricetta. Occorre che il Piemonte sia competitivo a 360 gradi, con servizi efficienti e giovani che restano sul territorio. Quello che serve a mantenere le imprese manifatturiere, le uniche realtà che creano davvero valore e sviluppo».
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FONTE per testo e immagini: Ufficio stampa Gruppo imprese Chieresi
