Mons Alessandro Giraudo visita tre Estate ragazzi. A Santena, Cambiano e Villastellone

SANTENA – 23 maggio 2026 – Oratorio di Santena, di Cambiano e Villastellone. Queste le tre tappe del vescovo ausiliare di Torino, mons. Alessandro Giraudo e suor Carmela Busia, coordinatrice pastorale giovanile diocesana. Ad accompagnarli, il parroco don Beppe Zorzan e il collaboratore don Juan Orlando Hernandez.

Ad accoglierli, all’oratorio San Luigi di Santena, 130 partecipanti dell’Estate ragazzi, studenti delle elementari e delle medie. All’Oratorio San Luigi di Cambiano, 140 ragazzi, sempre di elementari e medie. All’Oratorio Maria Ausiliatrice di Villastellone, trenta piccoli delle elementari. Nei tre oratori impegnati nelle Estate ragazzi una pattuglia di animatori, delle superiori, con adulti e pensionati. I tre incontri cominciano tutti con una breve presentazione ai ragazzi del vescovo ausiliare Alessandro e di suor Carmela, figlia di Maria Ausiliatrice.

Mons Alessandro Giraudo calamita l’attenzione dei giovani: «Ho poco più di 58 anni. Sono nato a Torino e cresciuto nel quartiere Mirafiori Sud. Sognavo di diventare ingegnere aeronautico. Durante il liceo un sacerdote mi propone di dedicare tutta la mia vita al Signore. Decido che ne vale la pena. Dopo la formazione in seminario, arriva l’ordinazione. Vengo poi nominato vescovo da Papa Francesco. Quando mons. Roberto Repole diventa vescovo di Torino mi propone il ruolo di vescovo ausiliare. Ed Eccomi qui». Suor Carmela Busia si presenta così: “Il santo che più mi aiuta ad amare Dio è don Giovanni Bosco. Da tre anni svolgo il servizio di coordinatrice della pastorale giovanile della diocesi. Ho deciso di dedicare tutta la mia vita a favore dei giovani”.

In tutte le tre realtà oratoriane parrocchiali dopo le brevi presentazioni dai ragazzi e dai giovani arriva una selva di domande. Alcune preparate. Altre a ruota libera. Tante. Mons Alessandro Giraudo, dopo avere chiesto il nome di chi domanda, risponde a tutti: «Io voglio il bene di voi giovani. Voglio che siate felici. Voglio il vostro bene. E non sono io a decidere qual è il bene dei giovani, Ma Dio. Spendo tutta la mia vita per voler bene a Gesù. Ogni giorno vivo tante cose belle che mi rendono un vescovo felice. Certo, tutto questo accanto a tanti problemi da affrontare, che in diocesi certo non mancano». Tra le domande. «Ma Dio, come ti ha chiamato a seguirlo?». Mons. Alessandro risponde sempre col sorriso: «Mai sentito la voce di Dio. Si è fatto sentire attraverso la presenza di tante persone incontrate e dal bene che ho ricevuto da loro. Un insieme di tanti momenti, semplici, ma importanti. In cui Dio mi ha parlano nel cuore. Dio non è come lo immaginiamo. E molto più bello». Suor Carmela, risponde così: «Io sono felice. Ma questo non significa una vita sempre facile. Ho però imparato che più si dona, più ti spendi per gli altri, più risplendi. Sono felice di dare così un senso alla mia vita. Chi spende per gli altri la propria vita la ritrova, ancora più bella di come potesse mai immaginarsela».

Nel pomeriggio non sono mancati momenti di preghiera. «Dalla parola di Dio – ha detto mons. Alessandro rivolto ai ragazzi – tutti possono imparare a fare il bene. E capire quanto sia bello farlo. Il bene ci rende capaci di vincere l’oscurità del male. Così il Signore ci aiuta a essere luminosi e brillare. Chiediamo al Signore di crescere bene, nella misura in cui scresciamo in amicizia con Gesù. Chiediamo aiuto alla Madonna che ci aiuti a essere uniti, tra di noi e con i genitori. Per crescere bene insieme. Per tutto questo serve la benedizione». Poi arrivava la merenda. Mons. Alessandro Giraudo mentre sale in auto per tornare in curia a Torino, commenta: «Oggi raccolgo la bellezza degli incontri che ho avuto con i giovani delle Estate ragazzi e degli adulti che si mettono a loro disposizione. Mi ha colpito la ricchezza degli spazi pastorali che, in ambienti metropolitani, non sempre si trovano. Qui davvero i ragazzi hanno modo di vivere una bella esperienza».

Il vescovo ausiliare aggiunge: «Dai ragazzi sono arrivate tantissime domande. Nessuna banale. Da una parte il desiderio di partecipare di più a quella che, per loro, è una esperienza forte. Domande che hanno colto come tutta una dimensione della nostra fede sia anche difficile da comunicare. Queste domande non le farebbero mai ai loro genitori e neanche ai loro animatori, perché probabilmente non li percepiscono come maestri della fede. C’è qualcosa che muove questi giovani. Il voler capire le scelte da fare rispetto alla chiamata di Dio. Qual è il senso di dedicare la propria vita agli altri»

«Oggi ho visto – aggiunge mons Alessandro Giraudo -, una Chiesa viva. Animatori, giovani adulti e pensionati, insieme. Questo fa ben sperare per il futuro della nostra Chiesa. Ho visto tre comunità appassionate nella trasmissione della fede. Nell’offrire ai più piccoli una esperienza che possa far percepire che sono parte di una comunità. Credo che questo sia il segno di una Chiesa che si occupa del futuro. Per quanto, oggi, questo sia sempre più difficile, sia per gli ambienti in cui ci troviamo, sia soprattutto per i tempi che viviamo”. Mons Alessandro Giraudo chiude con un messaggio rivolto alle famiglie di questi ragazzi, invitandoli a mettersi in gioco: «Bisognerebbe avere il coraggio di fare quello che Gesù dice ai discepoli: “Venite e vedrete”».

FOTOCRONACA in 20 SCATTI (Immagini RossoSantena)