SANTENA – 2 novembre 2026 – La città è l’imbuto da cui deve inesorabilmente passare l’acqua superficiale del bacino idrografico del torrente Banna. Come per le cementificazioni, anche per il Data Center si deve trovare l’equilibrio tra la sostenibilità e lo sviluppo.
In Europa ora ci vorrebbe un politico come Camillo Cavour. Uno liberale che di governo e di territorio se ne intendeva. Che avrebbe combattuto il fanatismo e il bigottismo degli scientisti alla Thiel e Musk cui la politica sta cedendo l’esercizio dei poteri che regolano la vita delle comunità. Che avrebbe osteggiato i bigottismi e i fanatismi dei No-A Tutto a prescindere.

L’ anniversario dell’alluvione del 5-6 novembre 1994 richiama l’attenzione sul bacino del torrente Banna. Un’area delicata, assillata dal rischio alluvioni e siccità. Un territorio con un’intensa attività agricola, agroindustriale e logistica conosciuto per la scarsità di acqua superficiale alla quale si sopperisce, anche per le utenze industriali e domestiche, pescando dalle falde sotterranee. Naturale è quindi l’interesse per tutto ciò che riguarda il ciclo integrato dell’acqua e i suoi usi.
L’intelligenza naturale insegna quanto sia necessaria una visione di insieme che tenga conto non solo degli interessi di una sola comunità o di una multinazionale ma di tutto il sistema sociale che vive nel Bacino Idrografico del Banna. Specialmente adesso che a Moncalieri nella ex sede della mitica ILTE delle Pagine Gialle e del Radiocorriere si vorrebbe insediare un Data Center da 576 megawatt. Un’impresa che solleva preoccupazioni per l’alto consumo di acqua da raffreddamento in un’area notoriamente conosciuta per la sua cronica siccità. Certo 320 posti di lavoro fanno comodo. Perdipiù in un fabbricato da tempo abbandonato all’incuria e all’insulto del tempo. Che quindi non implica consumo del suolo, ma che porta con sè potenziali complicanze ambientali capaci di scavalcare i confini del Comune di Moncalieri. Che possono causare impatti ambientali cumulativi dovuti al calore sparato nell’atmosfera dai generatori a combustibile che devono garantire il flusso di energia, dal rumore dei loro motori e dal consumo dell’acqua di falda. Con danni che andrebbero a ricadere sulla gestione idrica del Bacino e sul già fragile equilibrio ambientale e atmosferico del territorio.
Se è comprensibile che a Moncalieri faccia gola avere oneri di urbanizzazione per fare opere pubbliche e godere di altre entrate, va evitato che nell’area si mettano a rischio gli occupati nell’agricoltura, nelle altre attività imprenditoriali e tra le persone che lavorano o vivono nei dintorni. La storia del Bacino Idrografico insegna che non si può più agire alla carlona come nel passato. Quando una dissennata gestione del territorio ha creato tanti disastri all’economia e all’ambiente. Neppure si può continuare a nascondere che ciò che accade in un comune non riguarda la vita di chi gli sta intorno. Nessuno vuole fermare lo sviluppo. Sul piatto c’è però il problema di prevenire impatti degenerativi e quindi di accertare la sostenibilità dell’investimento non solo dal punto di vista finanziario. Ad esempio è importante, mentre si fanno tutte le verifiche a tutela della comunità e del bene comune, imporre alla proprietà di dare trimestralmente accesso ai dati sull’inquinamenti atmosferico e da rumore nonché sui consumi idrici, energetici e da carburanti del Data Center al Comune di Moncalieri, ai Comuni confinanti, alla Città Metropolitana e alla Regione Piemonte e di impegnarsi a ripagare i danni eventuali causati alle persone e alle imprese.
Gino Anchisi
da Santena, la città di Camillo Cavour, 2 novembre 2026
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IMMAGINE di apertura del post: fonte https://www.google.com/maps/@44.9684158,7.7172433,219a,35y,39.38t/data=!3m1!1e3?entry=ttu&g_ep=EgoyMDI2MTAyOC4wIKXMDSoASAFQAw%3D%3D
